Aggiornato al 13/07/2025 - 13:25
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Siracusa, la parabola di Italia: dal “enfant prodige” al trasformismo. La dura analisi del PD

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Fabio Moschella traccia un bilancio impietoso dell’amministrazione comunale: “Patto col diavolo consumato”

SIRACUSA – Una riflessione amara e disincantata quella che arriva dal Partito Democratico siracusano attraverso le parole di Fabio Moschella, responsabile Enti Locali del PD, che traccia un bilancio impietoso dell’amministrazione Italia e della deriva politica della città.

La scadenza naturale del voto amministrativo per la città di Siracusa è prevista per il 2028. Se non dovessero maturare novità politiche o elettorali, i cittadini di Siracusa dovranno aspettare tre anni per esprimere nelle urne il proprio giudizio sull’amministrazione del sindaco Italia. Se si votasse oggi, a giudicare da tutti gli indicatori statistici di parte terza, è logico immaginare una caduta profonda dei consensi verso l’attuale amministrazione.

Il sindaco Italia, d’altra parte, nel 2028 non sarà più candidabile per effetto del limite dei due mandati.

La metamorfosi dell’enfant prodige

Nel 2013 Francesco Italia è apparso sulla scena politica cittadina come una sorta di “enfant prodige”: giovane, brillante, ricco, estraneo al ceto politico, collocato nell’ambito della cultura riformista del centrosinistra tanto da meritare la vicesindacatura da parte di Giancarlo Garozzo. Il suo impegno per i diritti civili, per i migranti, per il superamento dei limiti di una cultura provinciale, per la legalità lasciavano presagire un futuro politico di successo.

Il suo ultimo atto, ovvero il “rimpasto” della giunta di governo, rappresenta secondo Moschella l’epilogo di una parabola politica tipicamente siciliana: l’enfant prodige si è mestamente acconciato al più classico trasformismo, tratto storico di una Sicilia decadente, forse, per sempre, irredimibile.

Dalle speranze alla delusione

Dagli entusiasmi iniziali si è ormai passati ad una profonda delusione politica e umana. I segnali partono dal 2019, da dimissioni importanti di figure che, nel 2018, ne avevano consentito l’elezione a svantaggio di Paolo Ezechia Reale. Scenario che si è poi ripresentato, aggravato, nel 2023 al ballottaggio con Ferdinando Messina.

“Nessun riconoscimento politico, anzi, l’idea di credere che il successo fosse solo di natura personale. Dal 2019 la città è governata da una ristrettissima cerchia di persone che decidono al di fuori da logiche di coalizione, dal rispetto del consiglio comunale, dei partiti, dei movimenti, delle forze sociali ed economiche”, denuncia il dirigente democratico.

Una città in declino

Ancora una volta Siracusa ha perso l’occasione di un cambiamento vero, profondo della sua classe dirigente. Dal 2019 Ortigia è diventata merce, il Teatro Greco è stato offerto ai privati, i fondi PNRR destinati ad opere stravaganti.

La città è attraversata da fenomeni mafiosi e dalla microcriminalità, per fortuna rimane viva l’opera di contrasto delle forze dell’ordine. Rimane tuttavia una situazione allarmante se guardiamo alla diffusione di droghe e ai continui episodi di violenza urbana.

Un dato emblematico: Siracusa ha speso nel 2022, ultimo dato dell’Agenzia delle Dogane, 2814 euro pro capite nel gioco d’azzardo fisico e online. Sono circa 300 milioni di euro. Solo per accostare i dati: il servizio di igiene urbana costa annualmente circa 27/28 milioni di euro.

Le sfide irrisolte

Le grandi questioni – acqua, rifiuti, trasporti, porto, economia del mare, turismo sostenibile, mobilità urbana, scuole, sanità, rischi ambientali e sismici, caro affitti, turismo extra alberghiero – sono argomenti di un giorno o due senza una politica strategica concreta e di lungo respiro.

La città di Siracusa, ormai da troppi anni, non svolge più il ruolo di capoluogo di provincia, secondo quella che è sempre stata la prassi istituzionale e politica. Nessuna riflessione sul calo demografico, sull’astensionismo elettorale.

La responsabilità dei partiti

“Si dirà: ma i partiti che fanno? Quando la politica muore anche i partiti vivono nella tempesta e rischiano l’irrilevanza”, si interroga Moschella. “Ma anche qui c’è una responsabilità: il civismo personalistico lavora per dividere i partiti, per indebolirli e in fondo l’astensionismo fa perfino comodo per ridurre la competizione ai ristretti ambiti dei comitati elettorali”.

La conclusione è amara: “Tempo fa scrissi: siamo di fronte al consumarsi di un patto col diavolo. Confermo”.

Un’analisi che fotografa non solo la crisi dell’amministrazione Italia, ma il declino più generale di una classe politica che ha smarrito la capacità di visione e di servizio alla comunità.

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