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Mio figlio Giorgio, che ora ha 21 anni, è appassionato di Fabri Fibra da quando era bambino, credo di avere su itunes la discografia completa del rapper di Senigallia che a me a onor del vero non fa impazzire, ma forse sono antico.
Però l’estate del 2017 sono stato travolto anche io dal tormentone “Pamplona” di Fibra ft. Thegiornalisti. Oltre al ritornello con i sax, “siamo come i tori a Pamplona”, che ti entra in testa e non te lo scordi più, anche il testo è intrigante. Come spesso accade nel rap Fibra mette insieme sauri e ope (dall’omicidio del primo capo della banda della Magliana: “stavo col libanese quando sotto casa gli hanno sparato” al cruento episodio avvenuto a Milano nel 2013, “un matto gira in centro in mutande e uccide i passanti con un machete”) e disegna una società vuota ed effimera, amorale, una sorta di “italia da bere” 2.0 che si regge sulla droga e sui denari e sull’esigenza di “esserci”. Una società in cui si pensa d’essere liberi ma invece si è come i tori a Pamplona, alla Fiesta di San Firmino, quando gli animali vengono fatti correre all’impazzata su un percorso obbligato in città per la gioia (e il rischio) dei partecipanti alla feria.
Ma queste sono le mie solite camurrie per spiegare canzoni che vanno invece ascoltate e godute.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











