Il sacrificio di Falcone, Morvillo e degli agenti della scorta vive nella memoria del Paese. «Un punto di non ritorno, uno spartiacque che ha cambiato profondamente il modo di intendere la legalità»
Sono trascorsi esattamente 34 anni dalla tragica esplosione passata alla storia come la Strage di Capaci, un evento che ha segnato in maniera indelebile la storia della Repubblica e la coscienza collettiva dell’Italia.
Una strage che ha rappresentato un punto di non ritorno, cambiando profondamente il modo di intendere il valore della legalità, della giustizia e dell’impegno civile contro ogni forma di criminalità mafiosa. A distanza di oltre tre decenni, la straordinaria partecipazione istituzionale e civile testimonia quanto il sacrificio del Giudice Giovanni Falcone, della Giudice Francesca Morvillo e degli agenti della Polizia di Stato Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro continui ad alimentare una diffusa cultura dell’antimafia.
Il programma delle commemorazioni a Palermo
In occasione del 34° anniversario, nella giornata del 23 maggio, la Polizia di Stato di Palermo è impegnata in una serie di iniziative commemorative:
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La deposizione alla Stele: Inizio con la deposizione di una corona d’alloro presso la Stele di Capaci, il monumento posto sull’autostrada A29 devastato nel 1992 da circa 500 Kg di tritolo.
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Caserma Pietro Lungaro: Presso la storica sede del Reparto Scorte, il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il Capo della Polizia, Vittorio Pisani, depongono una corona d’alloro alla lapide dedicata alle vittime.
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Medaglia d’Oro: Segue lo svelamento del Quadro contenente il brevetto per il conferimento della Medaglia d’oro al Merito civile agli uomini e alle donne impegnati nei servizi di Scorta e Tutela.
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Santa Messa e Docufilm: Funzione religiosa officiata da Don Massimiliano Purpura e, a seguire, proiezione del docufilm “I ragazzi delle scorte” dedicato all’Agente Scelto Rocco Dicillo.
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Il Silenzio: Alle 17:58, ora dell’attentato, un minuto di raccoglimento precederà il Silenzio d’Ordinanza.
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Conclusione: Alle 19:00, Santa Messa in suffragio presso la Chiesa di San Domenico.
Quel 23 maggio 1992 persero la vita servendo lo Stato:
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Assistente Antonio Montinaro (Calimera, 08/09/1962)
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Agente Scelto Rocco Dicillo (Triggiano, 13/04/1962)
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Agente Vito Schifani (Palermo, 23/02/1965)
Ai tre agenti è stata concessa la Medaglia d’Oro al Valor Civile con la seguente motivazione:
“Preposto al servizio di scorta del giudice Giovanni Falcone, assolveva il proprio compito con alto senso del dovere e serena dedizione, pur consapevole dei rischi personali connessi con la recrudescenza degli attentati contro rappresentanti dell’Ordine Giudiziario e delle Forze di Polizia. Barbaramente trucidato in un proditorio agguato di stampo mafioso, sacrificava la giovane vita a difesa dello Stato e delle Istituzioni”.
Dalla scorta reale alla lotta al terrorismo
I servizi di protezione in Italia affondano le loro radici agli inizi del Novecento, all’indomani dell’assassinio di Re Umberto I, quando nacque il Regio Commissariato di Pubblica Sicurezza. Tuttavia, prima degli anni ’80, i servizi di scorta non avevano una struttura unitaria.
Fu a seguito dei drammatici omicidi di Piersanti Mattarella, Vittorio Bachelet e del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che nacque la necessità di un sistema di protezione professionale e continuativo. Venne così istituito il Reparto Scorte della Polizia di Stato presso le Questure, come risposta diretta alla stagione del terrorismo e della mafia. Da attività occasionale, la “scorta” divenne un reparto specializzato permanente.
L’istituzione dell’UCIS e l’addestramento ad Abbasanta
Un momento fondamentale per l’organizzazione moderna fu l’istituzione, nel 2002, dell’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale (UCIS), che centralizzò le decisioni sulle misure di protezione, garantendo uniformità nell’addestramento e valutazioni del rischio basate sull’intelligence investigativa.
Per forgiare questi professionisti, divenne cruciale il Centro Addestramento (C.A.I.P.) di Abbasanta in Sardegna. Qui, il “corso scorte” insegna tecniche di guida, uso delle armi, individuazione del rischio e pianificazione degli itinerari. L’obiettivo non è solo tecnico: si forgiano coscienze per la difesa della legalità.
Le scorte ai collaboratori di giustizia
L’evoluzione del sistema ha coinvolto anche la protezione dei collaboratori di giustizia, le cui testimonianze hanno permesso di smantellare i vertici delle associazioni criminali. Coordinate dal Servizio Centrale di Protezione (istituito nel 1991), queste scorte richiedono la massima professionalità e discrezione per contemperare l’esigenza di sicurezza con il rispetto della dignità del testimone e dei suoi familiari.
Oggi, i Reparti e gli Uffici Scorte della Polizia di Stato rappresentano una componente fondamentale del sistema di sicurezza nazionale. Una storia di sacrificio e dedizione, in memoria di chi ha donato la vita per proteggere la giustizia.











