Stop al progetto a Palazzolo Acreide. Fabio Morreale: “Rinuncia ufficiale del Ministero, ma l’area è ancora priva di scudi contro le colate di cemento”
La stazione elettrica di Terna in contrada Santolio non si farà. La conferma ufficiale è arrivata attraverso una nota del Ministero dell’Ambiente che attesta la marcia indietro della società, la quale ha rinunciato al progetto di costruzione e connessione alla Rete Nazionale della Cabina Primaria. Un’opera che avrebbe compromesso l’integrità del patrimonio rupestre e storico della zona e contro la quale si erano battuti residenti, il Comune di Palazzolo Acreide e diverse associazioni ambientaliste.
Tuttavia, l’associazione Natura Sicula invita a non abbassare la guardia: per evitare che simili progetti speculativi si ripresentino in futuro sotto altre forme, occorre risolvere la vera lacuna che affligge quest’area degli Iblei, ossia l’assenza di un vincolo archeologico formale ed esaustivo.
Santolio custodisce una grandiosa necropoli paleocristiana e bizantina, oltre a ipogei, arcosoli e insediamenti rupestri censiti. Attualmente l’area gode soltanto di una generale tutela paesaggistica per la macchia e l’ambiente rupestre, ma difetta di una tutela archeologica diretta.
«La responsabilità di questa grave lacuna risiede interamente nelle stanze della Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa. L’attuale Soprintendente Antonino Lutri e i suoi dirigenti non possono più fare finta di nulla né trincerarsi dietro la burocrazia: l’apposizione del vincolo è un atto d’urgenza non più procrastinabile». — Fabio Morreale, Presidente di Natura Sicula
L’assenza di vincoli diretti ha già causato danni irreparabili al patrimonio e all’ecosistema locale negli anni passati. Già nel 2007 l’associazione aveva segnalato come la roccia affiorante e la gariga venissero tritate per far spazio a terreni agricoli, distruggendo l’habitat del Timo arbustivo (Thymbra capitata), pianta simbolo della produzione del miele degli Iblei.
«A seguito di quella denuncia del 2007, la Soprintendenza inviò un sopralluogo con lo storico funzionario Fernando Lazzarini, che verbalizzò di persona lo scempio di latomie, tombe e carraie distrutte. Com’è possibile che per vent’anni si sia scelto di girarsi dall’altra parte? Scampato il disastro Terna, pretendiamo che la Soprintendenza eserciti la propria competenza e apponga subito il vincolo archeologico».











