[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Di Toi Bianca”][vc_video link=”https://youtu.be/sURek0ZaupE”][vc_column_text]Tutti abbiamo avuto “certe notti”, o le abbiamo solo sognate, o le abbiamo desiderate invano. “Certe notti” sono quelle in cui mastichi e sputi la libertà assoluta, senza orari, ripetto, regole. Ligabue ha scritto uno dei suoi due capolavori (l’altro per me è “Una vita da mediano”) raccontando il desiderio di irresolutezza di ciascuno di noi, l’angolo acuto che per pochissimi è lungo una vita, per i più è limitato a “certe notti”. Lui racconta le notti sulle strade della pianura padana “fra cosce e zanzare e nebbia e locali a cui dai del tu”, ma ognuno ha le sue di “certe notti” quando “sei sveglio o non sarai sveglio mai”; a ognuno è capitato certe notti di essere “solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi” e di avere “qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà”. Ma soprattutto, diciamolo, Ligabue ha dato parola e descrizione all’eccesso, a quel tipo diverso di eccesso a cui ciascuno di noi diversamente ha ceduto certe notti, eccesso di alcool, di droga, di sesso, di libertà, di amore, di fiducia, di orgoglio, di presunzione. Lui canta che esagerare certe notti è inevitabile e doveroso perché “chi s’accontenta gode così così”. E ovviamente anche soffre così così, rimpiange così così, s’arrabbia così così. Vive così così. E allora ci pensi e capisci che “quelle notti somigliano a un vizio che tu non vuoi smettere, smettere mai”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











