[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Di Toi Bianca”][vc_video link=”https://www.youtube.com/watch?v=k3Fa4lOQfbA”][vc_column_text]Ieri sera tornando a casa in macchina dentro una Roma torrida e insofferente ho sentito il giornale radio. Insomma per farla breve (non vi interessano le mie riflessioni sul traffico estivo della capitale vero?) c’era un servizio sul festival di Cannes. Dentro il servizio si parlava del film di Charlotte Gainsburg che, se ho capito bene (c’era uno con una smart che m’ha suonato da Piazza San Giovanni a Termini) ha fatto una lunga intervista alla madre, Jane Birkin. E quindi ho ricordato cosa Jane Birkin rappresenta per la cultura popolare e musicale italiana ed europea. Perché lei faceva l’attrice, era diventata nota per “Blow Up” di Antonioni, incontro Serge Gainsbourg sul set di un film, diventarono amanti, e lui le propose di incidere “Ie t’aime… moi non plus” (“Ti amo… io nemmeno”) che era stata scritta per la Bardot e da lei interpretata ma poi mai pubblicata. Andò come andò. Quella musica insinuante e quel testo fatto di parole d’amore, di un uomo e una donna ansimanti, di gemiti e sospiri che evocano anzi danno voce al sesso, diventarono un successo travolgente enfatizzato dalla censura che, soprattutto in Italia e in Gran Bretagna, vietò la messa in onda della song e ne sequestrò le copie, assicurando alla canzone una fama irripetibile. Ricordo (avevo 12 anni) che alla fine Lelio Luttazzi non poteva nemmeno citarla nella “Hit Parade” alla radio, nonostante fosse, ovviamente, al n. 1. Era una gran bella canzone con una gran bella musica a parte tutto. Ma tutto era la parte più importante nell’Italia bigotta del ’69. Lunga vita a te, cara Jane. Riascoltarti è sempre emozionante.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











