[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”di Toi Bianca”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/6Uxc9eFcZyM”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Da giovane, sentendomi un piccolo intellettuale del cavolo, consideravo i Duran Duran un prodotto di consumo, inferiore, quel Brit-pop dilagante nei fantastici 80’s che pure stavano producendo delle cose notevoli. I Duran erano cosa da paninari modello Drive-in (Wildboys Wildboys). Tuttavia già allora non potei fare a meno di confessare al me stesso venticinquenne che c’era una canzone del gruppo che mi piaceva. Insomma non è che lo andavo sbandierando, ma lo ammettevo, quasi a malincuore: era “Save a prayer”.
Anni dopo, cioè adesso, ascolto quel brit-pop degli anni ’80 con nostalgia. E’ la colonna sonora dei miei vent’anni, e accanto ai miei idoli Police, Cure, Springsteen, Lou Reed e i Talking Heads, c’erano, ascoltatissimi, gli Human League, Nick Hershaw, Kim Carnes, i Talk Talk, Frankie Goes to Hollywood, gli OMD con la loro Enola Gay… per tacere degli 883, dei Boys di Sabrina Salerno, di Tracy Spencer o della mia amata “Maracaibo” di Lou Colombo e David Riondino di cui molto già vi scrissi e molto ancora vi scriverò. E c’erano i Duran Duran icone del disimpegno, dei ragazzi carini, dei vestiti con le spalline.
Insomma “Save a prayer” (che con la religione e le preghiere non c’entra niente ma celebra il “dopo” di una storia occasionale di una notte) è una bella canzone, il video – ancor meno legato al testo – è esoticissimo, girato nello Sry Lanca fra spiagge immacolate e antichi templi.
Materiale di qualità per nostalgici, e soprattutto nostalgiche fan del bel Simon Le Bon.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











