Le “Impressioni” che cambiarono il pop italiano

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[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/OzbDUbu1lMM”][vc_column_text]Per motivi che ignoro, settembre è uno dei mesi più evocati nelle song, almeno in quelle nazional popolari che frequento io. Però ce n’è una che gli piace vincere facile almeno qui in Italia, almeno per la mia generazione, almeno per il pop, almeno per chi era in grado di emozionarsi nel 1971 e in tutti gli anni a venire. Quella song si chiama “Impressioni di Settembre” ed è stato il primo e più grande successo della Premiata Forneria Marconi, il gruppo capofila del rock italiano, l’unica band tricolore ad avere successo anche nel mondo anglofono. Che diventare famosi in Spagna, in Argentina, in Russia, in Giappone sono bravi tutti (che poi chi lo sa se in Giappone e Russia Al Bano e Toto Cotugno sono famosi davvero), diventare famosi in UK o in USA sono cazzi. Infatti ce l’hanno fatta in pochissimi, ora ad esempio i Maneskin. “Impressioni di settembre” fu un colpo di frusta con quel riff che per la prima volta in Italia era fatto con il moog, fino ad allora sentito da Emerson Lake & Palmer, dai King Krimson, insomma dall’olimpo distante del progressive rock anglosassone. 

Il testo è placidissimo è parta di un’alba in campagna, lo scrisse Mogol. La musica è del chitarrista della band Franco Mussida e dopo un inizio lieve si apre potente nella melodia del moog che in qualche modo rappresenta lo scoppiare del giorno:

“ e intanto il sole tra la nebbia spunta già 

e giorno come sempre sarà”. 

Allora capimmo che un’altra musica era possibile anche qui da noi: un rock progressivo identitario, non importato ma autoctono e di qualità. Ovviamente non nacque tutto in un giorno dall’oggi al domani con questa song.

Ma con “Impressioni di settembre” il domani del pop italiano cominciò davvero. Nel modo migliore. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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