[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/PF6mk2Sq4yY”][vc_column_text]La donna extracomunitaria che ho sposato ascolta in casa la radio del suo paese, la Gran Bretagna, nella lingua del suo paese, l’inglese. E io capisco e non capisco ma apprezzo l’ottima musica che mettono alla radio perché quel paese extracomunitario oggettivamente ha prodotto alcune delle cose migliori, forse “le” cose migliori, degli ultimi 50 anni in questo campo.
Ieri a un certo punto, mentre spolveravo la libreria (il nostro colf filippino s’è dimesso e quindi la domenica si fanno le pulizie camurriuse e i libri sono il nostro tallone d’Achille perché sono tanti e raccolgono tanta polvere) prima hanno fatto gli auguri a Keith Richards che ha compiuto una esagerazione di anni ed è meraviglioso come sempre, poi m’è parso di capire che un certo John era morto ed hanno messo la sua song più famosa.
Ho smesso di spolverare e sistemare i libri (ero arrivato ai romanzi del mio amato Joe R. Lansdale, quelli della serie di Hap e Leonard) e mi sono lasciato travolgere dalla nostalgia. Perché la song di John (che di cognome faceva Miles e che se n’è andato il 5 dicembre) è la celeberrima “Music” e se il titolo non vi dice niente ascoltate le prime note e capirete e sarete travolti anche voi dalla melancholia, se, s’intende, sul finire degli anni ’70 eravate in condizione di intendere e di volere e, soprattutto di ascoltare.
Perché “Music” ti si appiccica all’anima come un segnalibro della vita e appena la senti ti riporta lì, nel ‘76-’77 e ti ci lascia ad occhi chiusi con un sorriso strano perché allora tutto era possibile.
“Music” è una grandissima song. Godetevela anche se non vi ricorda niente. Che non sempre ricordare allieta.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











