Aggiornato al 12/06/2026 - 09:32
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Aria irrespirabile a Siracusa, Europa Verde: “Si torni al Piano 2018 bloccato dai ricorsi delle aziende”

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La proposta: riapplicare le misure del Piano regionale di tutela della qualità dell’aria del 2018, ridimensionate dopo i ricorsi al TAR delle aziende petrolchimiche

SIRACUSA – L’odore acre delle uova marce, le segnalazioni sui social, le notifiche sull’app Nose e le riunioni convocate d’urgenza dopo ogni episodio. Nel Siracusano il tema della qualità dell’aria torna periodicamente al centro del dibattito pubblico, alimentato dalle proteste dei cittadini che denunciano miasmi e cattivi odori provenienti dall’area industriale.

A rilanciare la questione è Salvo La Delfa, coportavoce provinciale di Europa Verde Siracusa – Alleanza Verdi e Sinistra, che punta il dito contro un meccanismo ormai consolidato e giudicato inefficace.

«Si ripetono, con una frequenza sempre più ravvicinata, le segnalazioni dei cittadini dei comuni dell’area di Siracusa di cattiva qualità dell’aria, di aria irrespirabile e pregna di miasmi dal caratteristico odore di uova marce o di idrocarburi», afferma.

Secondo La Delfa, ogni nuovo episodio segue uno schema ormai noto. «I cittadini segnalano sui social o tramite l’app Nose, le aziende del petrolchimico rispondono che non sono state evidenziate anomalie, alcuni sindaci convocano riunioni con Arpa e responsabili delle aziende. Ma a parlare chiaro sono i dati Arpa che certificano una situazione in cui si evidenzia la presenza costante nell’aria siracusana di idrocarburi non metanici, di benzene e di solfuro di idrogeno».

Per il rappresentante di Europa Verde esiste una distanza tra il miglioramento registrato su alcuni parametri ambientali e la percezione quotidiana dei cittadini. «Non si può, come spesso accade, affermare che l’aria che respiriamo a Siracusa è aria pulita solamente perché gli NOx e gli SOx sono ormai sotto controllo e non intervenire in maniera efficace per l’abbassamento delle quantità di sostanze odorigene».

Il nodo, secondo La Delfa, risiede nelle misure contenute nel Piano regionale di tutela della qualità dell’aria del 2018, successivamente ridimensionate dopo i ricorsi presentati dalle aziende del polo petrolchimico.

«La soluzione è ritornare a discutere sull’applicazione delle misure proposte nel 2018 dal Piano regionale di tutela della qualità dell’aria contro cui le aziende del petrolchimico si opposero rivolgendosi al Tar», sostiene.

Tra le misure richiamate figurano l’applicazione dei limiti inferiori delle BAT (Best Available Techniques), l’introduzione di valori limite per benzene e idrogeno solforato, l’installazione di sistemi perimetrali di monitoraggio ottico-spettrale, nuovi parametri per le concentrazioni orarie di benzene e limiti specifici per le sostanze responsabili dei fenomeni odorigeni.

«Se non fossero state oggetto di ricorso da parte delle aziende del petrolchimico e fossero state accettate, avrebbero sicuramente permesso un miglioramento della qualità dell’aria e della vita dei cittadini siracusani, priolesi, melillesi e augustani», conclude La Delfa.

 

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