Drago e Motta puntualizzano: “Politica dovrebbe garantire alle donne libertà, diritti, lavoro, autonomia, sicurezza e pari opportunità”
“La serietà di una non si misura dalla lunghezza della gonna. Le dichiarazioni del ministro Antonio Tajani sulla presunta maggiore affidabilità delle donne meno appariscenti e con la “gonna un po’ più lunga” non sono una semplice battuta, sono parole che riportano nel dibattito pubblico uno stereotipo che pensavamo di aver consegnato al passato”. A puntualizzarlo sono Yvonne Motta e Adriana Drago del Coordinamento Donne Cgil Siracusa.
“La dignità di una donna non dipende da quanto è appariscente. La sua affidabilità non si misura dal suo abbigliamento. Una donna è libera di scegliere come vestirsi, come vivere, chi amare, se sposarsi o non sposarsi, se avere figli oppure no. E nessuna di queste scelte determina il suo valore. Come Cgil Siracusa e Coordinamento Donne riteniamo ancora più grave che simili stereotipi vengano pronunciati da un rappresentante delle istituzioni e da un ministro della Repubblica”.
Le due rappresentati del sindacato pongono l’accento su una cultura – quella attuale – che giudica le donne, ne limita la libertà e continua a pretendere da loro comportamenti diversi da quelli richiesti agli uomini. “Lo vediamo nel mondo del lavoro, dove le donne continuano a confrontarsi con discriminazioni, differenziali salariali, difficoltà nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e penalizzazioni legate alla maternità. Lo vediamo nella violenza di genere, che non nasce dai vestiti di una donna, dalla sua bellezza o dal suo comportamento, ma da una cultura di possesso e di controllo che dobbiamo combattere ogni giorno”.
“Basta giudicare le donne dalla lunghezza della gonna” ribadiscono dalla Cgil, chiosando poi sulla politica italiana: “Dovrebbe occuparsi di garantire alle donne libertà, diritti, lavoro, autonomia economica, sicurezza e pari opportunità, non stabilire quale abbigliamento renda una donna più o meno seria. La Cgil e il Coordinamento Donne continueranno a battersi affinché ogni donna possa essere libera di essere sé stessa, senza essere giudicata, classificata o considerata più o meno rispettabile in base al proprio corpo o al proprio modo di vestire”.











