[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/KoZEtmUjuUo”][vc_column_text]Anche ieri è piovuto assai a Roma e quindi per imperscrutabili ma banali ragioni vi tocca un’altra rain song. Stavolta mi butto sul classico italiano, su “Gli impermeabili” di Paolo Conte, ultimo pezzo della trilogia sul “Mokambo” mitico locale di Franco Neri a Siracusa a cui il sommo poeta astigiano ha voluto dedicare tre canzoni (non credete a quelli che dicono che il Mokambo sia un luogo di fantasia o qualche night caraibico).
La song ha il gusto retrò e ventoso, impregnata di jazz come tutta la musica di Conte. Racconta di un locale melanconicamente chiuso in una notte di pioggia e di memorie e di una storia d’amore che forse vorrebbe ricominciare.
“Mocambo…serrande abbassate
pioggia sulle insegne delle notti andate
… e ricomincerà…
come da un rendez-vous…
parlando piano tra noi due…
… scusami un attimo…
passa una mano qui, così,
sopra i miei lividi…
… ma come piove bene sugl’impermeabili…”
Ecco, come si fa a pensare una frase così evocatrice, elegante, romantica, vera: “Come piove bene sugli impermeabili”? Conte ha una classe enorme, impreziosita dal talento musicale, illuminata dalla poesia.
Stanotte qui a Roma piove benissimo.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











