Aggiornato al 03/03/2026 - 13:45
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Conflitto USA-Israele contro Iran: forte preoccupazione di imprese siracusane e sindacati

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Per prevenire eventuali rincari su gas naturali e petrolio, i rappresentanti delle imprese puntano sull’utilizzo di fonti rinnovabili

Il conflitto in atto tra Stati Uniti e Israele contro Iran rischiano di avere ripercussioni anche sul territorio siracusano. Associazioni di imprese e sindacati, infatti, hanno espresso preoccupazione per gli eventuali risvolti che la situazione in atto in Medioriente potrebbe avere dal punto di vista dell’approvvigionamento di materie prime e del mutamento del quadro internazionale.

 

CONFARTIGIANATO: “PUNTARE SU ENERGIE RINNOVABILI”

Confartigianato Imprese Siracusa esprime profonda preoccupazione per l’escalation militare in atto in un’area strategica a livello globale per l’approvvigionamento di petrolio e gas. La zona coinvolta nelle operazioni belliche comprende, infatti, anche lo Stretto di Ormuz, snodo cruciale attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio trasportato via mare nel mondo e il 30% del gas naturale liquefatto. Un eventuale blocco prolungato e/o rallentamento del traffico in quell’area, determinerebbe inevitabili ripercussioni sui mercati energetici internazionali, con un immediato aumento dei prezzi delle materie prime, già in atto dall’inizio delle operazioni militari.

“Sebbene l’Italia non presenti una dipendenza strategica dalle forniture di combustibili provenienti dall’area mediorientale, il nostro paese risentirà comunque degli effetti dell’incremento dei prezzi, poiché le quotazioni di petrolio e gas sono determinate su scala mondiale e non su base della domanda nazionale” fanno sapere i rappresentanti delle imprese. “L’aumento del costo dei combustibili fossili comporterà di conseguenza un inevitabile rialzo del prezzo dell’energia elettrica, ancora oggi prodotta in larga parte attraverso l’impiego di gas naturale e petrolio. Tali rincari incideranno pesantemente sui costi di produzione delle piccole e medie imprese italiane, che già sostengono oneri energetici tra i più elevati in Europa, compromettendone competitività e sostenibilità economica”.

Per queste ragioni, Confartigianato Imprese Siracusa ritiene fondamentale che l’azione politica prosegua con determinazione nel percorso di transizione energetica, incentivando ulteriormente l’adozione di fonti rinnovabili da parte di imprese e famiglie. È altresì necessario potenziare e ammodernare le reti di distribuzione dell’energia per far fronte all’aumento della capacità produttiva da fonti alternative, oltre ad una semplificazione significativa delle procedure autorizzative per l’installazione degli impianti di produzione da energie rinnovabili.

“In un contesto internazionale caratterizzato da forte instabilità, diventa imprescindibile rafforzare l’autonomia energetica del Paese, tutelare il sistema produttivo e garantire condizioni di maggiore certezza e sostenibilità alle nostre imprese”.

 

FIOM CGIL: “CRISI SISTEMICA PENALIZZA ANCHE IL PETROLCHIMICO” 

L’Assemblea Generale della Fiom Siracusa esprime la propria solidarietà al popolo iraniano e giudica “inaccettabile l’attacco unilaterale condotto da Israele e USA che ancora una volta calpestano il diritto internazionale in un contesto di una guerra diffusa che sta generando morte e distruzione”.

Partendo da questo quadro geopolitico di profonda incertezza anche per l’approvvigionamento energetico globale, i delegati hanno analizzato la crisi sistemica che colpisce il petrolchimico siracusano per l’assenza di una visione industriale e per la pressione di un sistema degli appalti al ribasso che mette in discussione sicurezza e occupazione. Un’irresponsabile competizione che, caratterizzata da poca trasparenza, potenziali conflitti di interesse e discriminazioni nei confronti dei delegati sindacali, costringe ciclicamente i lavoratori alla lotta per difendere lavoro, diritti contrattuali e retribuzione acquisita dopo anni di attività a riconoscimento della loro professionalità.

L’Assemblea Generale della Fiom Siracusa resta convinta che per sostenere la nascita di un nuovo e innovativo distretto industriale occorre una forte visione strategica declinata da un sistema industriale sano, serve una forte interazione tra iniziativa pubblica e privata, una programmazione sostenuta dallo Stato che indichi in modo chiaro i settori strategici, gli obbiettivi, i tempi e le coperture finanziarie per la realizzazione di investimenti che debbono fare rete tenendo insieme tutto il petrolchimico siracusano.

“Fino a questo momento politica e sistema delle imprese sono state a guardare agevolando irresponsabilmente un processo di ristrutturazione, che sta modificando l’assetto economico e sociale di tutto il territorio nell’indifferenza del Governo, subendo l’arroganza del sistema delle imprese e l’indifferenza di una politica che si autoassolve dando sempre la colpa ad altri. Ma le responsabilità dei problemi che incombono sul futuro del petrolchimico sono chiare.  Quello che viene nascosto e che a Priolo si sta mettendo in discussione un sistema complesso e interconnesso dove si rischia un disastroso effetto domino, ma ancora una volta si nascondono i risvolti di un processo che attraversando tutto il petrolchimico, si manifesta nella diminuzione delle attività di manutenzione, negli impianti fermi, in una evidente contrazione occupazionale che apre una pericolosa questione sociale e ancora nell’irrisolta vicenda IAS, nelle vicende finanziarie di ISAB, nella crisi di SASOL e nell’atteggiamento autoreferenziale di Eni Versalis che senza mantenere gli impegni sottoscritti nel ‘Piano di Trasformazione’ sta evidenziando, nei fatti, una frattura tra la narrazione dell’azienda sulla ‘sostenibilità sociale’ e la realtà di una gestione occupazionale e sociale che rischia di mettere in discussione la coesione sociale in territorio che arretra pericolosamente”.

“Il cambiamento ha bisogno di un quadro di relazioni industriali di qualità – sottolineano dal sindacato -. Un sistema di relazioni industriali, che sappia riconoscere ai metalmeccanici il valore di un’interlocuzione che, nel rispetto delle reciproche prerogative, condivida piani industriali, programmazione, tempistica, imprese coinvolte, impatto sui lavoratori e qualità del lavoro. Nel Petrolchimico i metalmeccanici risultano da sempre esclusi dai processi, dalle decisioni e dalle scelte, ma proprio loro rappresentano in questo sistema industriale una parte significativa che non può essere sottovalutata. In questo senso il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori dell’indotto è fattore indispensabile per gestire il cambiamento, perché deve essere chiaro a tutti, il cambiamento non è possibile senza il coinvolgimento di tutti i lavoratori e di tutte le soggettività presenti sul territorio”.

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