La sentenza del Tribunale Amministrativo azzera la gara da 6,5 milioni per la gestione dei servizi: fatali gli errori di calcolo sulla base d’asta e sui software
Tutto da rifare per l’affidamento dei servizi dei siti archeologici e culturali della provincia di Siracusa. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per la Sicilia, sezione staccata di Catania, ha annullato la procedura di gara indetta dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana.
L’appalto, del valore stimato di oltre 6,5 milioni di euro per una durata di quattro anni, riguardava la concessione della gestione integrata dei servizi al pubblico per il Parco Archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. A far saltare il banco è stato il ricorso presentato dalla società Aditus S.r.l., che ha evidenziato gravi vizi di legittimità nella stesura del bando.
I giudici amministrativi (Presidente Aurora Lento, Estensore Daniele Profili) hanno ritenuto fondati i primi due motivi di impugnazione presentati da Aditus, attraverso gli avvocati Minnella e Astuto, dichiarando l’immediata carica escludente e lesiva delle clausole contestate.
Queste le due criticità che hanno portato all’annullamento dell’intera procedura:
1. L’errato calcolo della base d’asta
Il TAR ha accertato una palese violazione del Codice degli Appalti (art. 179 del D.Lgs. 36/2023). La Regione aveva infatti calcolato il valore stimato della concessione basandosi esclusivamente sull’aggio (il margine spettante al concessionario), invece di prendere in considerazione il fatturato totale generato dalla vendita dei biglietti e dai servizi.
“Un sottodimensionamento dell’importo della base di gara – si legge nella sentenza – refluisce in maniera significativa anche sulla stima dei costi necessari per lo svolgimento del servizio, impedendo la formulazione di un’offerta seria ed economicamente sostenibile”.
2. L’incognita sui software (“Offerta al buio”)
Il secondo vizio riguarda la gestione della biglietteria e degli accessi. Il bando imponeva al futuro gestore di interfacciare i propri sistemi hardware con un software fornito dall’Amministrazione Regionale, senza però specificare di quale software si trattasse (se open source o proprietario). Questa omissione, secondo il TAR, costringeva le aziende a formulare offerte “al buio”, non potendo quantificare a monte i costi reali di interfaccia informatica, rendendo di fatto impossibile un calcolo accurato del piano economico.
Accogliendo il ricorso, il TAR di Catania ha annullato definitivamente i provvedimenti impugnati: il decreto dirigenziale di indizione, l’avviso di gara, il disciplinare e il capitolato tecnico.
Inoltre, il Tribunale ha condannato in via solidale gli Assessorati regionali resistenti (Beni Culturali ed Economia) al pagamento delle spese di lite in favore di Aditus S.r.l., liquidate in 5.000 euro. Ora tocca alla Regione Siciliana, che dovrà inevitabilmente riscrivere il bando correggendo gli errori e indicendo una nuova procedura per garantire la gestione dei servizi nei siti del siracusano.








