[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/j3fSknbR7Y4″][vc_column_text]A Natale di 37 anni fa, nel 1984, ero in England, come spesso accadeva prima che il Covid ci cambiasse vite e abitudini. E quell’anno la n. 1 di Natale su “Top of the Pops” (cioè la canzone più nella settimana più importante dell’anno per le vendite dei dischi – allora non c’erano i download, gli ipod, itunes e spotify, ma solo le audiocassette) fu la canzone che vi dedico oggi: “Lo sanno che è Natale”. Oggi se una canzone non la cantano minimo in tre manco a farla, le iniziative benefiche in cui i cantanti si mettono assieme non si contano più, sembra tutto normale, quasi banale. Allora no, non era mai successo. Ed era un’emozione incredibile vedere cantare fianco a fianco i più famosi del momento, Boy George e George Michael e Paul Young, Sting e Bono, Simon Le Bon e Tony Hardley, mentre tale Phil Collins suonava la batteria e Paul Weller intonava con l chitarre degli Ultravox e degli Spandau, e dei Duran Duran, con i cori delle Banarama, e, ovviamente dei Boomtown Rats al gran completo visto che il tutto era organizzato da Bob Gedolf che sei mesi dopo aver inventato il più grande concerto della storia del pop: “Live Aid”. Ma tutto questo era di là da venire, come i telefonini ei social e gli Oasis ei Colplay e l’11 settembre e tutto il resto. Quel Natale vedevi questi ragazzi già famosissimi, assieme giovani che quasi tutti sono ancora in attività 34 anni dopo cantare e scherzare e mettere la loro popolarità al servizio di una buona causa. La bella song – scritta da Gedolf e da Midge Ure degli Ultravox – ovviamente fu n. 1 in mezzo mondo e raccolse un botto di milioni per dar da mangiare ai bambini dell’Etiopia. Perché loro, i bimbi etiopi, avevano fama e non lo sapevano che era Natale.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











