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Portopalo, “Mamma li turchi”, l’allarme dei pescatori: “le tonnare volanti razziano il Mediterraneo”

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Barche turche avvistate nelle acque del Canale di Sicilia nelle zone di pesca tradizionali siciliane: mentre i pescatori locali fanno i conti con quote sempre più ridotte e un sistema di regole che li penalizza, la concorrenza estera avanza senza gli stessi vincoli

“Mamma li turchi”, si, proprio quei turchi che nelle ultime settimane stanno presidiando il Mediterraneo con le tonnare volanti, sfiorando le acque territoriali non si sa quanto volontariamente. E i pescatori italiani? Stanno lì, a guardare, col paradosso che gran parte del tonno pescato dai turchi sarà rivenduto sul mercato italiano. Oltre al danno, dunque, la beffa.

Abbiamo intervistato Angelo Cannarella, storico pescatore del paese marinaro di Portopalo, che racconta l’avvistamento nel Canale di Sicilia, da qualche settimana, di un numero crescente di imbarcazioni turche, prima tracciate tramite il sistema di rilevamento delle posizioni e poi anche fotografate. Non starebbero violando le norme internazionali: operano al di fuori delle dodici miglia, dove la pesca è consentita anche a flotte straniere. Ma la loro presenza, in coincidenza con il periodo in cui il tonno rosso transita nelle zone storicamente frequentate dalla pesca siciliana, sta riaccendendo una polemica che i pescatori locali portano avanti da tempo.

«Le abbiamo viste arrivare una dopo l’altra – ci spiega Angelo Cannarella – sono tante, sono organizzate, e sanno esattamente dove andare».

Il problema, spiegano gli operatori del settore, non è strettamente di legalità. È di asimmetria. I pescatori italiani sono soggetti a un sistema di quote, limitazioni e restrizioni che negli ultimi anni si è fatto sempre più rigido, con l’obiettivo dichiarato di tutelare gli stock ittici e aumentare il valore commerciale del prodotto. Il risultato, però, non ha corrisposto alle attese.

«Il prezzo del tonno è rimasto bassissimo – continua Cannarella – lo Stato pensava che limitando la pesca il prezzo sarebbe salito. Non è andata così, perché nel frattempo sono arrivati altri competitori che non hanno i nostri vincoli e hanno preso il nostro spazio».

Le flotte turche, una volta effettuata la cattura, portano il tonno vivo nelle gabbie di allevamento a Malta, dove viene stoccato e poi venduto anche sul mercato italiano. Il pescato entra in diretta competizione con quello della pesca locale, sottraendo spazio di mercato agli operatori siciliani che hanno investito anni nella gestione sostenibile della risorsa. «Noi tuteliamo questa risorsa da decenni – sottolinea Angelo Cannarella – loro vengono, la prendono senza limiti e la vendono a noi stessi. È il nostro pesce, nei nostri mari, e lo stiamo perdendo».

Il risultato è desolante, perché il pescatore resta senza prodotto e, tra non molto, senza lavoro, e il consumatore italiano finisce per acquistare tonno importato, mentre il pesce pescato nei mari siciliani prende la strada di Malta, per ritornare in Italia ofinire  direttamente all’estero.

«Se ci lasciassero lavorare con il palangaro – prosegue il pescatore – il tonno fresco arriverebbe sulle tavole italiane. Invece preferiamo far mangiare alla gente pesce che viene dalla Spagna. Non ha senso». L’appello che i pescatori rivolgono al Governo è diretto. «Il Governo nazionale conosce il problema e sa come risolverlo. Ma devono essere accontentare certi interessi, e nel frattempo la pesca italiana muore. Noi pescatori italiani avevamo la leadership nel Mediterraneo. Se non si interviene adesso, la perderemo definitivamente». 

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