“L’accoglienza indiscriminata rischia di restare, nella migliore delle ipotesi, un enunciato teorico e nella peggiore un incentivo verso nuove forme di degrado e di sfruttamento. Pertanto nessuna apertura verso ipotesi di organizzazione dell’accoglienza nei confronti di quote di migranti non regolari”.
Più che una precisazione appare come una vera e propria presa di posizione netta quella enunciata oggi da Fabio Granata che, in qualità di leader di “Oltre. Movimento per la Rigenerazione”, ribadisce che per non c’è nessuna possibilità di apertura verso quote di forza lavoro irregolari.

L’Assessore alla Cultura conferma la piena adesione ai principi di legalità e solidarietà portati avanti dall’amministrazione Italia, ricordando di aver sottoscritto un documento di pieno sostegno al Sindaco sulla vicenda del campo per i lavoratori regolari dell’agricoltura. Allo stesso tempo però, come movimento “non sosteniamo e non riteniamo praticabile alcuna apertura verso ipotesi di organizzazione dell’accoglienza nei confronti di quote di migranti non regolari, così come è apparso su alcuni siti e alcuni giornali”, chiarisce.
“L’accoglienza indiscriminata rischia di restare, nella migliore delle ipotesi un enunciato teorico e nella peggiore un incentivo verso nuove forme di degrado e di sfruttamento – aggiunge Granata -. Nessuno può esser nuovamente tenuto in condizioni di vita subumane in nome di teorici principi di accoglienza e solidarietà, validi solo se possono essere coltivati nel rispetto delle leggi e quindi degli esseri umani”.
Per “Oltre” quindi nessuna possibilità di apertura verso quote di forza lavoro irregolari, uomini che finirebbero in pasto al caporalato o alla criminalità organizzata.
“Abbiamo sposato la linea legalitaria e solidale della amministrazione comunale e del sindaco Francesco Italia poiché riteniamo che si debba coltivare l’accoglienza attraverso la legalità e il rispetto delle leggi e delle normative – conclude il leader di Oltre – perché legalità e solidarietà sono i capisaldi della nostra visione. Ma senza alcun ammiccamento a una retorica dell’accoglienza che non sia coniugata con la sostenibilità della stessa e con il rispetto delle regole”.











