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Parola agli eletti

Siracusa, giovani e politica, parla la consigliera Sara Zappulla

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“Cerco un modo nuovo per fare politica, fuori dalla logica della rottamazione e della prevaricazione, lontano dal machismo, ma costruendo comunità e condividendo obiettivi”

Continua il nostro confronto con i consiglieri comunali di Siracusa, eletti dai cittadini e per questo depositari di un’importante responsabilità politica.

Oggi abbiamo incontrato Sara Zappulla, giovane esponente del gruppo del Partito Democratico, opposizione in consiglio comunale.

D: Sara Zappulla, l’impegno con lo studio, nel sociale, con la politica. Dove trovi tempo ed energia per stare dietro a tutti gli impegni? Non sarai anche tu a rischio “burnout”, come si dice oggi?

R: Ho sempre cercato di andare a ritmo e di non fermarmi mai, vivendo il binomio tra vita personale e vita politica. Il tema della salute mentale è molto importante, specie per la mia generazione e le successive che, più delle altre, vivono lo stress e l’ansia di costruire e definire la propria vita secondo i dettami dalla società. Ognuno di noi ha  tempi e modo di gestire il proprio percorso di vita. Io sto cercando per quanto possibile di costruire la mia mentre provo a contribuire, per quelli che sono i miei mezzi e le mie capacità, alla comunità in cui vivo e dentro la quale sono nata e cresciuta. Ho sempre avuto il forte convincimento che ciascuno di noi nel proprio percorso abbia il compito di servire e di essere utile a chi gli sta accanto. I percorsi di emancipazione di un singolo individuo sono, d’altronde, effettivi solo collettivi.

D: Le domande “generazionali” sono sempre fastidiose, ma è chiaro che rispetto al generale disinteresse per la politica dei tuoi coetanei, esempi come il tuo rappresentano più eccezioni che regole. Qual è secondo te il modo, se esiste, di riavvicinare i giovani alla politica?

R: Questa è forse la domanda che più spesso mi viene rivolta e mi permetto di cambiare un po’ il topic. Esistono vari modi di intendere la politica e la sua pratica e non da tutti i più giovani si sentono distanti. È principalmente un problema di mancanza di spazio, di luoghi veramente attraversabili e costruttivi. La politica dei luoghi della formazione, la questione ambientale, la rivendicazione dei diritti sociali e civili, l’intersezionalità delle lotte sono parte integrante della vita e della formazione di molti di noi. È un attivismo a volte latente, a volte virtuale o limitato ai luoghi dei saperi perché questi sono gli spazi che vengono individuati come più vivibili e in cui poter meglio militare in senso moderno. I più giovani percepiscono ancora il concetto di “classe” perché vivono le loro esperienze personali come gruppo – che sia di studio, di scuola, di università o di altre attività. Invece molte altre generazioni lo hanno perso e nel panorama politico – se così lo si può definire – ne mancano tante all’appello. Bisogna comunque considerare che noi siamo figli della disillusione del nostro tempo, dell’astensionismo dilagante e della sfiducia delle istituzioni, pur non essendone responsabili. Ma, nonostante tutto questo, è la nostra generazione a voler votare fuori sede, a voler partecipare a tal punto da inventare nuovi modi per farlo, a voler incidere nella propria comunità anche se non c’è spazio – lavorativo e non – per costruire nella città natale la propria vita. Da un lato serve che le istituzioni e i luoghi di partecipazione politica tradizionale si mettano davvero in discussione e si aprano a chi ha voglia di partecipare e di contribuire dall’altro, invece,  evitare che chi sceglie di restare in città sia costretto ad accontentarsi rinunciando alle proprie aspirazioni personali. Chi fa politica, ha una giovane età e non ha fatto un percorso politico o partitico tradizionale affronta tanti ostacoli dentro e fuori le istituzioni, specie se è donna.
Per quanto possibile sto cercando di trovare un modo nuovo per fare politica, fuori dalla logica della rottamazione e della prevaricazione, lontano dal machismo, ma costruendo comunità e condividendo obiettivi.

D: Il ruolo di consigliere comunale di opposizione in una città come Siracusa comporta grandi responsabilità, specie in un momento in cui la maggioranza è oggettivamente schiacciante. Sebbene il PD per cultura politica non faccia mai opposizione fine a sé stessa ma più basata su proposte alternative, avverti insieme ai tuoi colleghi il peso di dover dare parola a chi in città ha idee diverse da quelle del sindaco? Vi dà fastidio se qualcuno vi considera opposizione “soft” rispetto ad esempio a Fratelli d’Italia?

R: Il nostro gruppo consiliare sta facendo un percorso importante all’interno del consiglio comunale, dopo tanti anni di assenza, condividendo con il partito tutto e la coalizione democratica e progressista parte di questo compito. Abbiamo avviato gruppi di lavoro interni al partito, momenti di confronto interno e di dibattito pubblico con la coalizione sui temi che riteniamo siano centrali per la città nel prossimo futuro. Stiamo focalizzando la nostra attenzione su rifiuti e igiene urbana, acqua, sanità e nuovo ospedale, servizi sociali e protezione civile, nuove povertà e rigenerazione dei quartieri di una città diventata una enorme periferia, coinvolta in un processo di gentrificazione talmente pervasivo da sembrare irreversibile.
Siamo senz’altro forza di opposizione ma senza appassionarci alle categorie di soft o strong e preferendo piuttosto essere seri e credibili. L’opposizione va giudicata, secondo noi, per la sua coerenza e noi su tutti gli atti amministrativi più importanti ( a titolo esemplificativo DUP, debiti fuori bilancio, documenti di programmazione) abbiamo votato contro senza incertezze. I lavori in aula sono spesso serrati e ciascuno di noi affronta quotidianamente un compito impegnativo fatto di tanto tantissimo studio e approfondimento e di dibattito. Il nostro gruppo non ha mai smesso di essere critico nei confronti dell’amministrazione e ha spesso contestato molte delle azioni che l’amministrazione ha intrapreso e delle priorità che ritiene di fissare, pur mantenendo un atteggiamento propositivo sulle proposte che riteniamo sensate per la città. Abbiamo sviluppato e sostenuto un programma diverso, avremmo preferito una amministrazione diversa e ritenevamo che servisse un cambio di passo nella gestione delle città. Stiamo cercando di dimostrare di avere un’idea di città, di saperne individuare le attuali criticità, e, per quanto permette il consiglio, lavoriamo in questa direzione assiduamente. Il nostro non è un percorso strategico volto all’ingresso in maggioranza o all’ottenimento di un assessorato, anzi; noi siamo impegnati a costruire già in questo consiglio comunale le condizioni politiche e programmatiche per l’amministrazione successiva, rappresentando la città reale, i suoi problemi e il programma dell’intera coalizione. A differenza di altri gruppi,  noi manteniamo una posizione compatta in aula e siamo rimasti uniti nel  terremoto generale, mantenendo come punti di riferimento i valori della coalizione e del partito che ci ha eletto. Il PD per cultura non fa opposizione fine a se stessa ma ha la piena consapevolezza di dover rappresentare il centrosinistra e chi oggi non si rivede nell’attuale amministrazione, vivendo in pieno il peso di questa responsabilità.

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