Aggiornato al 26/01/2026 - 11:57
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Recensione

Teatro Massimo: “Quartett”, il gioco perverso e la brama di annientamento

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La nostra recensione dello spettacolo svolto al Teatro comunale di Siracusa

Lo spettacolo teatrale “Quartett” di Heiner Müller, per la regia di Roberto Latini, ispirato al romanzo “Les Liaisons dangereuses” (Le relazioni pericolose) di Pierre-Ambroise-François, è una partita ferina fra i sessi in cui le scabrose domande sul desiderio, sulle dinamiche del potere e sul libertinismo costituiscono il manifesto dell’inesorabile passare del tempo – la vita si ripete, la morte è eterna.

Le scene selvagge tra la marchesa di Merteuil (Viola Graziosi) e il visconte di Valmont (Maximilian Nisi) – percossi dai trascorsi furori giovanili, il cui vagheggiamento è già uno scampolo di felicità – si consumano in un asfittico spazio, distante dalle devastazioni della realtà esterna, ossia il salotto nobile prima della Rivoluzione francese. “E io come ogni animale dotato di ragione ho un sogno: che questo qualcosa esca dal mio specchio con i suoi piedi imbrattati di sterco di cavallo e senza volto; io li vedo bene artigli e zoccoli quando mi strappano la seta dalle cosce e quello si getta su di me come la terra sulla bara e forse la sua pienezza è la chiave che apre il nostro cuore”. La dissipazione del piacere è provocata dalla fedeltà coniugale.

In balìa di fantasie sessuali devianti, i due – la donna tiene in mano due forchettoni, simboleggianti il sesso femminile, l’uomo due coltelli, emblema di quello maschile – rievocano anche le loro conquiste, i tradimenti, i fantasmi del passato. Nella performance, che rimanda al metateatro post-moderno, grazie all’uso di microfoni e alla destrutturazione della recitazione, gli attori svelano la finzione di cui sono consapevoli, si scambiano i ruoli, divengono alternativamente vittima e carnefice, indossando infine anche i panni della smaliziata vergine de Volanges.

Un gioco contorto che è anche un’escalation di persuasioni coercitive in cui la bramosia dell’altro, lungi dall’essere sessuale, è anelito di rovina. “Quartett”, che è uno scandaglio sulla desolazione dell’anima, la vacuità relazionale, la svendita del corpo, ci restituisce un teatro che, non narrando più storie, finisce per esaminare se stesso. Al termine dello spettacolo l’attrice ha annunciato la scomparsa dell’attore Carlo Cecchi: “Mi ha insegnato che sul palcoscenico può accadere la vita e quando ciò avviene il pubblico la conosce e la riconosce”.

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