[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Song of the day di Toi Bianca”][vc_video link=”https://youtu.be/tVxcBsMqMVw”][vc_column_text]E lo so che sono 24 ore che la sentite, ma se muore l’ispiratore di una delle canzoni che amo di più dell’autore che amo di più (che poi, come dico sempre, è anche il sommo poeta italiano del ‘900), se insomma muore “Don Raffaè” Cutolo e io tengo una rubrica che si chiama songoftheday è impossibile non proporla come canzone del giorno.
Perché Don Raffaè è il frutto dell’anarchia matura del Faber. Lui ha sempre raccontato i colpevoli, le vittime, le persone che finiscono sulla cattiva strada e non sempre incontrano un pescatore che aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso. Qui mette assieme una sorta di tarantella by Mauro Pagani con un testo strepitoso in cui Don Raffaè non riceve un grammo d’assoluzione, è un’icona purulenta, mentre s’erge immenso, poveretto, cialtrone, umanissimo Cafiero Pasquale, il “brigadiero” di Poggioreale.
La song è un affresco sontuoso della situazione carceraria con la guardia diventata serva del boss camorista, “eccellenza” dispensatore di favori e protezione da “infamoni, briganti, papponi, cornuti e lacchè”. In questa atmosfera capovolta, la poesia di De Andrè di regala immagini insuperabili con Cafiero assieme al quale il boss consuma il rito napoletano per eccellenza nel corso del quale, racconta il brigadiero, “mi consiglio con don Raffae’, mi spiega che penso e bevimm’ ‘o café”.
E tutta l’italia passa dentro quella consuetudine con lo Stato che “si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”, mentre “ci sta l’inflazione, la svalutazione
E la borsa ce l’ha chi ce l’ha” e un fratello “che da quindici anni sta disoccupato, che s’ha fatto cinquanta concorsi novanta domande e duecento ricorsi”.
E così fra la richiesta del prestito “per fare presenza” di un “cappotto cammello che al maxiprocesso eravata o’cchiù bello”, e l’offerta di sbarbare il boss la canzone scivola verso il finale meraviglioso e inevitabile: “Che crema d’Arabia ch’è chisto cafè”![/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











