I REM hanno visto dissolversi la luce di New York

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E’ come l’uomo sulla luna, come Italia-Germania 4 a 3, come le finali dei mondiali vinti. Tutti più o meno ricordano dov’erano in quel momento.

Ma è triste.

Come quando uccisero Kennedy che negli Usa tutti gli anziani lo ricordano. Come quando spararono a John Lennon che a Liverpool lo sanno tutti cosa facevano (e smisero di fare per piangere) quando lo seppero.

Quelle però sono tristezze nazionali, generazionali, di parte, di passione: atroci ma localizzate. Quella dell’11 settembre di 20 anni fa, dell’attentato alle torri gemelle, con il suo terrore in mondovisione, è una tristezza dell’umanità intera, di quasi tutta l’umanità almeno. E’ una tristezza lunga che abbiamo vissuto tutti quelli che nel 2001 eravamo coscienti. Davanti alla tv, ovunque, qualunque ora fosse nel continente in cui abitavi. A New York erano le 8,45 del mattino, in Italia erano le tre meno un quarto, un tiepido dopo pranzo di un martedì lavorativo come gli altri; io stavo all’ufficio stampa del Ministero delle Pari Opportunità a Roma, a pianterreno del palazzo Theodoli, dietro Montecitorio. C’era la tv accesa come sempre e lì cominciarono a vedersi cose mai viste. Un aereo che s’era infilato dentro un grattacielo. 

A quel giorno e a New York dedicherò tre giorni di song.

Oggi la prima è dei REM, un atto d’amore verso una città che si sta lasciando, forse ispirata a quel giorno, forse no. Ma certo quando Michael Stipe canta…

“Leaving New York, never easy

I saw the light fading out

(Lasciare New York non è mai facile

ho visto la luce dissolversi)”

…quando canta con tristezza questi versi (il video peraltro è ambientato in parte in un aeroporto) la mente corre alle Twin Tower.

Domani ci torneremo. Ci tornerà tutto il mondo a quell’11 settembre.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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