[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/xku6UOkg7z8″][vc_column_text]Nel corso delle ore, dinanzi la piccola tv dell’ufficio stampa, fra noi che guardavamo bisbigliando commenti, cominciò a colare, acida, la consapevolezza che quella cosa assurda che stavamo vedendo non era solo di NY, non era solo dell’America, era di ciascuno di noi, che quei quattro aerei s’erano infilati, roventi, nell’anima di ognuno, bruciando certezze, alimentando paure, odi, risentimenti.
Era un martedì quell’11 settembre. Il venerdì prendemmo l’aereo per tornare in Sicilia. Lo facevamo ogni settimana allora. Il lunedì si volava a Roma, il venerdì sera si tornava, di solito. Ma quel venerdì era diverso da tutti i giorni passati negli aeroporti. Ci faceva compagnia la paura, il sospetto, l’inquietudine. Scrutavamo i volti di quel volo Fiumicino-Fontanarossa cercando lo sguardo assassino del terrorista. E sapevamo che era altamente improbabile che 4 giorni dopo il più grande e mortale attentato della storia se ne verificasse un altro. Ma sapevamo anche che era successo quello che non era prevedibile, immaginabile, mai raccontato nemmeno nei più trucidi “disaster movie”. E se era successo, poteva succedere di nuovo.
Ieri a ground zero è stata la musica a toccare le anime. E’ stato il vecchio Bruce Springsteen, cantore dell’America con il cuore, smagrito, dentro un vestito scuro, a far piangere il mondo, a liberare la commozione e la voglia di liberare le lacrime con la sua “I’ll see you in my dreams”, ti vedrò nei miei sogni.
La song di oggi non può essere che quella del “boss” di nero vestito con chitarra e armonica che da voce e musica al dolore dell’umanità.
I’ll see you in my dreams when all the summers have come to an end
(Ti vedrò nei miei sogni quando tutte le estati saranno finite)
I’ll see you in my dreams, we’ll meet again in another land
(Ti vedrò nei miei sogni, ci rivedremo in un’altra terra)
I’ll see you in my dreams, yeah around the river bend
(Ti vedrò nei miei sogni, sì dietro l’ansa del fiume)
For death is not the end
(Perché la morte non è la fine) And I’ll see you in my dreams (E ti vedrò nei miei sogni)
See you in my dreams
(Ti vedo nei miei sogni)
Vent’anni fa l’11 settembre. Oggi sappiamo che era solo l’inizio, atrocissimo, di una nuova era feroce della storia degli uomini.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row]











