L’insuperabile dolente inno di Bruce sulle strade morenti di Philadelphia

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[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/4z2DtNW79sQ”][vc_column_text]Questa è una canzone meravigliosa. Il vecchio Bruce mi diede una gran collera quando in entrambi i suoi concerti che ho visto, ma soprattutto nell’ultimo al Circo Massimo, non la cantò. Come gli Stones che non mi cantarono Ruby Tuesday.

Questa è una canzone di disperazione, di vite devastate e abbandonate; si può leggere come l’inno mesto di un uomo che sta morendo di Aids, come il protagonista di “Philadelphia” – di cui la song era colonna sonora e venne premiata con l’Oscar – ma è anche una ritmato “atto di dolore” per tutte le solitudini sporche e povere di periferia in grandi città acide e ingrate.

Bruce ci mette dentro la sua arte, la sua voce roca, la sua faccia dura e accorata e va avanti così, con il basso continuo di un organo e i colpi secchi della batteria e la voce che racconta il lato squallido e crudele delle “Streets of Philadelphia”.

I love this song.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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