Scoprimmo allora di avere un angelo molto caro

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[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/HWuwwslLOvE”][vc_column_text]Ero partito da “Ancora tu”, sentita in macchina stamattina, e mi ero detto che prima o poi in questa triviale rubrica “Lui” avrei dovuto affrontarlo, perché Lui ha cambiato la musica leggera italiana – diranno poi gli esperti, i musicologi, i critici – ma soprattutto Lui è stato il nostro sdoganatore di sentimenti, sensazioni, “emozioni”, che trovavano finalmente un linguaggio e sonorità che non appartenevano a nessun altro che a noi perché Battisti prima non c’era e poi ci sarebbe stato per sempre.

“Il nostro caro angelo” lo metteva Peppone al Manhattan come lento e io già allora, nel ’73 (m’ero da poco fatto zito per la prima volta), impazzivo per quel giro di chitarra elettrica iniziale che non s’era mai sentito e che suonava proprio come mi sentivo io. Poi il testo che parlava di libertà, di fossa del leone che è ancora realtà, del nostro caro angelo che schiavo sarà mai, di prostitute che nella notte vendono un gaio cesto d’amore, delle nostre aspirazioni che il buio filtrano, insomma non era esattamente il top della chiarezza ma rimescolava pensieri, esigenze, idealità confuse. L’ho messa pure in un mio romanzo questa canzone, che mi piace assai assai.

E comunque con Battisti da qualcuna delle song mitiche bisognava pur iniziare. Tanto vale iniziare dal nostro caro angelo. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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