Uomini volanti e donne negate nel cielo crudele di Kabul

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[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/MVcaHiCnR-w”][vc_column_text]E certamente non solo a me, quei puntini che precipitavano giù dagli aerei in decollo da Kabul hanno ricordato i puntini che precipitavano giù dalle twin towers in fiamme, esattamente 20 anni fa. Fra meno di un mese assisteremo a retoriche celebrazioni con in prima linea quelli che hanno provocato la tragedia afgana di questi giorni.

Quella cupa follia autodistruttive che preferisce un salto nel vuoto alla morte per mano o per causa altrui, quella disperazione delle donne senza possibilità di scampo dall’annullamento dentro un burqua o dalla morte che poi sono la stessa cosa, anche se forse la morte è meno dolorosa, queste atrocità frutto del nuovo medioevo islamico e della vecchia cinica ipocrisia occidentale, mi hanno fatto pensare alla song di oggi, lieve, triste, innamorata, che parla di una donna che vola e prende per mano un uomo per volare assieme e non tornare più. Come l’11 settembre 2001, come il 16 agosto 2021. 

“E con le mani amore, per le mani ti prenderò

E senza dire parole nel mio cuore ti porterò

E non avrò paura se non sarò come bella come dici tu

Ma voleremo in cielo in carne ed ossa, non torneremo

Più uuu uuu uuu uuu na na na na na

E senza fame e senza sete

E senza aria e senza rete voleremo via”.

Dedicata a tutti quelli che volano e muoiono per essere liberi, a tutti gli uomini e a tutte le donne di Kabul. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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