i fichi d’india

condividi news

[vc_row][vc_column][vc_facebook][vc_text_separator title=”U fattu è nenti: è comu si cunta, a cura di Valerio Vancheri”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text css_animation=”fadeInLeft”]Niente rappresenta l’immagine della Sicilia come i fichi d’india. No: non come stereotipo, ma come metafora.

E niente è più vicino alla donna siciliana del fico d’india.

Spinoso ed inafferrabile, matura al sole. Si mostra ricco, carnoso, succulento. Devi attendere che piova, prima di avvicinarti: quello è il momento migliore, perché le spine più piccole, quelle più insidiose e subdole, sono state lavate via. Non puoi toccarlo: abbiamo dovuto inventare uno strumento apposito: ‘a ‘ncannuzzata co’ bicchireddu; una canna flessibile e resistente, con in cima un bicchiere di alluminio. Il fico d’india viene incappucciato dal bicchiere, si fa ruotare la canna ed il fico si stacca dalla pala di ficurinia.

Anche la donna siciliana va approcciata con cura, con rispetto, con attenzione. Aspettando che scivolino via le spine più superficiali, più subdole.

Con cura lo sbucci, il fico d’india, dentro un catino pieno d’acqua. Non lo tocchi: devi usare coltello e forchetta.

Fichi gialli come carne abbronzata, fichi verdi come riflessi di mare, fichi rosso sangue, come labbra carnose. Tutti profondamente diversi, nel colore come nel gusto; tutti succulenti, tutti dolci, freschi, appetitosi, in piena contraddizione con le spine esterne.

Ed infine, quando li addenti, l’ulteriore contrapposizione: semi duri ed invadenti, dappertutto, senza distinzione dalla polpa. Devi ingoiarli così, interi. Inutile masticare più di tanto. Prendere o lasciare. I piaceri si pagano.

Stiamo parlando dei fichi d’india.

Stiamo parlando della Sicilia.

Stiamo parlando delle donne di questa terra benedetta dagli dei e maledetta dagli uomini.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Primo Piano

ULTIMA ORA

CULTURA

EVENTI

invia segnalazioni