Aggiornato al 20/12/2020 - 13:11

Your bright baby blues

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Correvamo sull’autostrada noi due, con le nostre ragazze. Amici noi, amiche loro. Conoscevamo i nostri sogni, e loro i loro. Correvamo sull’autostrada, felici ed innamorati. Eccitati, carichi di speranze. Correvamo nella notte e ridevamo. Jackson Browne ci aspettava a Napoli. Avremmo viaggiato tutta la notte, perché ci fossero altre notti. Era tutto così perfetto e la vita non poteva che essere meravigliosa.

Ancora non sapevamo che i sogni, i progetti, le speranze spesso si traducono in rimpianti. Non sapevamo che le nostre scelte condizionano inesorabilmente il nostro destino. Non sapevamo quanto fosse in realtà malinconico e struggente Jackson Browne. Non sapevamo quanto il nostro animo, come una spugna imbevuta del dolore dei ricordi, sarebbe stato capace di far riaffiorare le lacrime, insieme a quel senso di tenerezza, di fraterna amicizia e di abbandono che solo la musica ed i ricordi possono dare.

E così, ogni volta che quella voce, quel viso dolce del ragazzo californiano che non sorride mai, quegli accordi morbidi mi avvolgono, ripenso a quella macchina che correva nella notte. A quattro ragazzi felici e innamorati che viaggiavano verso i loro sogni, troppo uguali, troppo perfetti, troppo simmetrici per essere veri.

Ed ogni volta che torna il pensiero di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, mi tornano in mente i tuoi occhi, le tue battute folgoranti, i nostri silenzi carichi di intese non dette.

E se oggi corro su questa autostrada della vita, più forte che posso e sin dove il mio sguardo può arrivare, non mi importa di quelli che corrono accanto a me, o verso di me, o che si allontanano con il loro da fare, nella loro fredda solitudine. Non c’è un solo giorno in cui, più mi allontano e più vorrei restare dove e come voglio essere. Vorrei correre a casa, come il fiume verso il mare.

Lo vedo nei tuoi occhi, il potere della tua dolce tenerezza. E vorrei giocare ancora con te, divertito.

Se riesci ancora a sentirmi, abbassa la tua radio. Voglio che tu sappia una cosa: per tutto il tempo in cui sei stato vicino a me, ho sentito l’affetto agitarsi nella mia anima.

Adesso, è così difficile da trovare quella sensazione di pace. E se provo a volare ad occhi chiusi, più in alto e lontano che posso dalla mia tristezza, finisco sempre per guardare in basso e ritrovarmi sempre più giù, sulle ginocchia.

Se anche tu hai bisogno di me, come io ho bisogno di te, ti chiedo solo questo: prendi la mia mano e guidami attraverso una breccia nella siepe del tuo giardino, e fammi entrare.

E il sottofondo sarà sempre quello morbido e malinconico della voce di Jackson Browne.

Non mi lasciare, amico mio.

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