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Manu Chao e l’orgoglio d’essere king of bongo figlio della queen…

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…of mambo e del re del Congo

[/vc_column_text][vc_video link=”https://youtu.be/cfLIlP-GAmg”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]In una precedente vita facevo il cronista tutti i giorni. Nel giornale concorrente a quello per il quale lavoravo c’era un collega intellettuale che infarciva i suoi pezzi di citazioni colte. Allora, un po’ per scherzo un po’ perché sono snob e arrogante nell’anima, cominciai a mettere anche io le citazioni negli articoli. Ma non essendo intellettuale bensì pop-rocchettaro, invece che scrittori e filosofi cominciai a citare versi di canzonette. Il privo verso che citai a conclusione di un pezzo sulla poltica cittadina fu:

“Mama was queen of the mambo
Papa was king of the Congo”

Non c’entrava niente col pezzo il testo di Bongo Bong di Manu Chao, era solo una pernacchia irridente alla seriosità della politica (e della concorrenza).

E niente, a me sto pezzo piace tanto. E’ l’auto-cover di un brano che Manu aveva scritto e cantato con i Mano Negra, ma nella versione del gruppo era fragoroso e poco intrigante. La versione da solista, prima traccia del primo album di Manu Chao, è bella, divertente, ironica e profonda. E’ un po’ l’inno di chi lascia la confortante jungla per tentare fortuna in città ma nella metropoli non è più il figlio del re e della regina e nessuno “go crazy” quando suona il suo bongo. Però lui alla fine se ne frega e ci regala un orgoglioso e allegro messaggio di libertà:

I’m a king without a crown
(Sono un re senza una corona)
Hanging loose in a big town
(a piede libero nella grande città)
But I’m the king of Bongo, baby
(ma sono il re del Bongo, piccola)
I’m the king of Bongo Bong
(Sono il re del Bongo Bong)[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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