[vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/gg_8o_AlZts”][vc_column_text]C’era un tempo in cui il rock aveva anche la “mission” di infrangere tabù, di irritare i perbenisti e i bigotti, di “aprire” la cultura giovanile narrando diversità e assurdamente criminalizzate all’epoca (e purtroppo tavolta anche oggi). A quel tempo appartiene una delle più belle canzoni del mio gruppo “progressive” preferito: il Banco del Mutuo Soccorso.
“Paolo Pa” è la storia di un travestito che si prostituiva, un ragazzo di borgata o di campagna che per vivere la sua personalità se ne andava in centro “vestito da angelo assassino e poi quel trucco invadente”. Paolo Pa si scontrava con i pregiudizi:
“E’ difficile da noi in periferia
Qui la gente non capisce e fa la spia,
Più discreta, più eccitante è la città,
Puoi fare una pazzia”.
La song – che qualcuno con accesa fantasia ha pensato dedicata a Pasolini – pare sia invece è il dolente canto della “voce” del Banco, Francesco Di Giacomo, scomparso nel 2014, per un amico trans che abitava in un paesino vicino Roma e che non aveva retto alla riprovazione sociale del piccola comunità. Una lettura che spiega perfettamente il testo e l’invocazione insistita e rabbiosa “Paolo Paolo Pa, Paolo Maledetto, ma perché non l’hai, perché non l’hai detto?”
E’ bellissima questa song, cantata inimitabilmente dalla voce forte e dolce di Di Giacomo.
Un gioiello.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











