[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/vGCA-320cbM”][vc_column_text]Avevo 10 anni eppure mi ricordo chiaramente l’impressione che mi fece “29 settembre”. Nell’estate del 1967 si sentiva ovunque, credo che ci fosse in giro in famiglia il 45 giri e che lo sentissimo anche con un mangiadischi (i non anziani cerchino su google cos’erano i mangiadischi). Questa song è il punto di svolta, il momento in cui la musica italiana comprese che c’era dell’altro, migliore, e si chiamava Battisti, allora sostanzialmente sconosciuto.
Ma a 10 anni non sapevo che la canzone era di Mogol&Battisti né ovviamente chi erano quei due, sentivo l’Equipe 84, gruppo famoso all’epoca, e la loro versione – di gran lunga la più bella – con la voce dell’annunciatore che dice prima “ Giornale Radio, ieri 29 settembre…” e poi “…oggi 30 settembre” e quell’arrangiamento modernissimo e quelle sonorità inedite e quel testo che alla fine raccontava di un adulterio senza conseguenze né colpe, disinvolto e leggero, che durava allegramente solo un giorno. Cioè eravamo nel ’67, il divorzio non esisteva in Italia (la legge sarebbe arrivata nel ’70, confermata con referendum del ’74) e quindi la song parlava di una cosa scandalosa e vietata con disinvoltura e quasi noncuranza.
E quindi oggi che è il 29 settembre la scelta è inevitabile e l’omaggio doveroso.
Perché in fondo questa song fa parte di noi e ci sono milioni di italiani che se dite “seduto in quel caffè” continuano dicendo “io non pensavo a te”. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











