[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/5jvnYtYswJY”][vc_column_text]Non li conosceva nessuno nel 1962 due scavezzacollo genovesi, poco più che ventenni. Uno voleva fare il cantautore, l’altro l’attore. Erano amici e compagni di bisbocce. Il futuro cantautore aveva inventato una musica sul modello delle arie medioevali, il futuro attore gli costruì sopra un testo aulico e sarcastico. Nacque così un capolavoro assoluto della musica italiana: “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”. I due scapocchioni, che ve lo dico a fare, erano Fabrizio De Andrè e Paolo Villaggio.
Non c’entra niente ma per darvi un’idea. Qualche anno fa mi trovavo in Francia, in campagna, proprio dalle parti di Poitiers e ho fatto una passeggiata e inevitabilmente guardano i campi ho riconosciuto i luoghi in cui:
“S’inchina intorno il grano
Gli son corona i fior”
E me la sono proprio immaginata lì la storia che ovviamente la sapete tutti e quindi non ve la racconto (e se non la sapete smettete di leggere questo pezzo, andate a comprare un cilicio e flagellatevi).
E comunque c’è un passaggio che mi esalta e quasi mi commuove ogni volta che lo ascolto, un passaggio che rende Carlo umano e cialtronissimo, eroe ma puttaniere, re cattolico ma laicissimo. E’ quando, constatato che le avventure nel suo reame finiscono sempre con grandi puttane, polemizza: “Anche sul prezzo c’è poi da ridire, io ben ricordo che pria di partire c’eran tariffe inferiori alle tre mila lire”.
Questa song ve la propongo in un video gustosissimo con le grafiche di Milo Manara e Sergio Staino.
E così “fra i glicini e il sambuco il re si dileguò”[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











