Conte, Lauzi e lo straordinario naufragio di “Onda su onda”

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[vc_row][vc_column][vc_video link=” https://youtu.be/uSIXQ2kCDkw”][vc_column_text]Questa imbarazzante rubrica un lato vagamente interessante (almeno per me che la scrivo) ce l’ha. E’ una sorta di viaggio fra i meccanismi evocativi della musica, cioè quello che la musica evoca e ciò da cui la musica viene evocata. La song che vi propongo oggi è una bellissima e ironicissima canzone del primo album di Paolo Conte che è stata portata al successo di Bruno Lauzi e poi mille e mille volta cantata dal suo autore. La storia non ve la racconto perché se state leggendo questo pezzo capite l’italiano e quindi comprendete le parole, ove mai non conosceste la famosa song. Io la adoro e la so a memoria “Onda su Onda” e quindi ieri a un certo punto s’è posto il problema di spostarmi da un posto all’altro, un posto che sulla carta era migliore ma io ho scelto di restare dov’ero perché “mi sono ambientato ormai”, ho cominciato a canticchiare come il protagonista della canzone. Ovviamente non sono naufragato (oddio forse metaforicamente) e soprattutto non sono finito su un’isola con “donne di sogno, banane, lamponi”. Ma nell’isola (dall’esterno poco invidiabile) in cui mi trovo “mi sono ambientato ormai”. Non ci sono canne e bambù ma “è un luogo pieno di virtù”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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