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Il nostro “Day in paradise” così diverso dal loro

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[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/Qt2mbGP6vFI”][vc_column_text]L’altro giorno mio figlio è andato a prestare assistenza ai senzatetto della Stazione Termini. S’è fatto anche un selfie con uno di loro. E niente, m’ha fatto ricordare questa bella song di Phil Collins del 1989 che parla proprio di loro, degli homeless. Ma anzi no. Non parla di loro, parla di noi che li guardiamo di sfuggita, acceleriamo il passo infastiditi e torniamo al nostro “day in paradise”. La canzone è intensa, è stata N.1 praticamente in tutto il mondo, la clip che vi propongo ha avuto oltre 400 milioni di visualizzazioni. Il testo è aspro, dolente e vero. Lei chiama l’uomo della strada “Signore, può aiutarmi? Fa freddo e non ho un posto dove dormire c’è un posto che puoi dirmi?” (Lei chiama l’uomo sulla strada: “Signore, può aiutarmi? Fa freddo e non ho nessun posto dove dormire c’è qualche posto che può indicarmi?”) Lui cammina, non si guarda indietro fa finta di non sentirla inizia a fischiare mentre attraversa la strada sembra imbarazzato di essere lì (Lui continua a camminare senza guardare indietro fa finta di non sentirla comincia a fischiettare mentre attraversa la strada sembra imbarazzato di essere lì) and me in paradise (Oh ripensaci, è un altro giorno per te e me in paradiso oh ripensaci, è solo un altro giorno per te, te e me in paradiso) E lo so che tutta questa carità musicale e “social” è anche pelosa perché poi davvero noi poi torniamo, finito di vedere la clip, al nostro giorno in paradiso (che magari per noi è un inferno che abbiamo tutti i nostri problemi ma in confronto a loro…). Però la canzone vale e magari ci aiuta a non girare la testa dall’altra parte.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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