La feroce, tenera Spoon River del grande Faber (e un ricordo ricorrente di Dino Cartia)

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[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/EebvCFnU8Ao”][vc_column_text]Oramai siamo rovinati con gli anniversari, ogni giorno ce n’è uno. Ma quello di ieri era speciale: 50 anni di “Non al denaro né all’amore né al cielo” di Fabrizio De Andrè uscito l’11 novembre del 1971.
Io conobbi Spoon River attraverso il Faber e poi lessi Edgar Lee Master (“è in gamba sai legge, Edgar Lee Master. Mi ha detto no, non dovrei mai pensare” cantò qualche anno dopo Guccini in “Canzone per Piero”). Raramente un testo letterario alto, un capolavoro assoluto, come appunto Spoon River, produce una riproposizione cinematografica o musicale al livello dell’originale, ma in questo caso siamo dinanzi a un altro, autonomo ma strettamente connesso al testo poetico, capolavoro. De Andrè, esaltato dalla musica colta di Piovani, ci racconta una selezione di personaggi tristissimi e umanissimi, ci da conto della ferocia degli uomini e della sorte, ci fa amare come sempre i perdenti.
Vabbè, non ho la qualità, la cultura e la faccia tosta per mettermi a fare una critica di Spoon River. Ma ciascuno trova le cose che ama nelle canzoni e io quando ascolto “La Collina” nel finale, quando parla di Jones il suonatore, vedo un ritratto dell’anima ventosa di un amico che non c’è più: Dino Cartia.

Dov’è Jones il suonatore che fu sorpreso dai suoi novant’anni
e con la vita avrebbe ancora giocato.
Lui che offrì la faccia al vento la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all’amore né al cielo.
Lui sì sembra di sentirlo cianciare ancora delle porcate
mangiate in strada nelle ore sbagliate
sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore
“Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?”

Buon anniversario amato Faber, ciao indimenticabile Dino.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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