[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/6AgH2uFlihc”][vc_column_text]Non è stato un bel “Cielo d’Irlanda” quello di ieri sera per l’Italia. Forse ci siamo giocati un altro mondiale giocando sotto quel cielo. E mentre scorrono gli ultimi nervosi minuti della partita ho ricordato questa bellissima song della migliore Fiorella Mannoia, quando negli anni ‘80 e ’90, fiammeggiante trentenne, era bella e seducente quanto le canzoni che cantava con rara intensità come la famosa “Quello che le donne non dicono” o la mia preferita “Oh che sarà”, traduzione di Fossati da Chico Buarque de Hollanda.
Questa song “irlandese” è una ballata incalzante che evoca sonorità celtiche raccontando romanticamente il mutevole clima meteo e umano dell’isola verde. Io ci sono stato e me la ricordo l’Irlanda, uggiosa, ventosa, bellissima, con gli alberi e i rampicanti e l’erba che invade ogni cosa, il mare grigio blu spumoso, gli scogli alti e bianchi, il fegato fritto (lo adoro) a colazione, le stradine strette attraverso le campagne e, soprattutto, la divina Guiness che è vero che in Irlanda è diversa: molto, molto, molto più buona.
A Galway mi salutavano tutti e io gentilmente rispondevo, in effetti ero un trentenne con capelli e barba rossa, magari somigliavo a qualcuno di lì. A Cork dimenticai in albergo una giacca nuova che avevo appena comprato. A Killarney passammo una giornata a vagare per un immenso stupendo parco dove non smise di piovere per un minuto. Forse, non ricordo bene. Mia moglie sostiene che abusai un po’ della Guiness in quelle due settimane, ma quando mi sarebbe ricapitato…
Dovunque tu stia bevendo con zingari o re
Il cielo d’Irlanda è dentro di te
Il cielo d’Irlanda si muove con te[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











