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Lettera del Quirinale alla famiglia Argentino: “La morte di Stefano è una sconfitta dello Stato”

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Il Capo dello Stato risponde alla madre del giovane di Noto, suicidatosi nel carcere di Messina dopo aver confessato il femminicidio di Sara Campanella

Il carcere non può essere un luogo di marginalizzazione dei più fragili, nel quale si perde ogni speranza. La morte di suo figlio rappresenta, purtroppo, una grave sconfitta dello Stato”. Sono parole nette quelle giunte direttamente dal Quirinale e indirizzate alla famiglia di Stefano Argentino, il giovane detenuto di Noto che si è tolto la vita lo scorso 6 agosto all’interno della casa circondariale di Gazzi, a Messina.

La missiva ufficiale porta la firma del Consigliere del Presidente della Repubblica per gli Affari dell’amministrazione della giustizia. Si tratta della risposta formale a una lettera colma di dolore inviata qualche tempo fa al Presidente Sergio Mattarella dalla signora Daniela, madre del ragazzo, per chiedere con forza che venisse fatta piena luce sulla fine del figlio, avvenuta mentre si trovava sotto la diretta custodia e responsabilità delle istituzioni statali.

La vicenda di Stefano Argentino, 22 anni, è strettamente intrecciata a un’altra immane tragedia che ha scosso la Sicilia l’anno precedente. Il giovane era infatti reo confesso del brutale femminicidio di Sara Campanella, la studentessa universitaria di 22 anni originaria di Misilmeri, accoltellata a morte per strada a Messina il 31 marzo 2025 dopo una lunga serie di condotte moleste e ossessive.

Pochi mesi dopo l’arresto e la confessione, a ridosso dell’avvio del processo con rito immediato che era stato fissato per il 10 settembre, l’epilogo nel carcere messinese. Il ragazzo si è tolto la vita impiccandosi all’interno del bagno della cella.

La Procura della Repubblica di Messina ha aperto un fascicolo d’inchiesta per accertare eventuali omissioni e responsabilità penali nella gestione del detenuto, iscrivendo nel registro degli indagati 7 persone. Tra i destinatari degli avvisi di garanzia figurano:

  • La direttrice e la vice direttrice del carcere di Gazzi.

  • L’addetto ai servizi trattamentali dell’istituto penitenziario.

  • I componenti dell’equipe medica, tra psicologi e psichiatri, che avevano in cura il ragazzo.

Il fulcro dell’attività info-investigativa e delle denunce presentate dai legali della famiglia Argentino ruota attorno alle condizioni di detenzione del ventiduenne. Appena quindici giorni prima del suicidio, il giovane era stato infatti privato del regime di alta sorveglianza speciale e riammesso alla detenzione ordinaria in una cella comune con altri detenuti. Una decisione medica e amministrativa fortemente contestata dai familiari, i quali sostengono che il ragazzo avesse manifestato in modo chiaro e ripetuto gravissimi intenti suicidi e segni di forte scompensi patologici, che avrebbero dovuto imporre il mantenimento di un monitoraggio costante a vista.

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