Un viaggio storico-artistico, una sorta di visita guidata nel Seicento siracusano. E’ “Caravaggio a Siracusa”, l’ultimo libro di Michele Cuppone e Michele Romano, edito da Le Fate, proprio nei giorni in cui il Seppellimento stava facendo rientro, restaurato, a Siracusa. Nella Basilica di Santa Lucia al Sepolcro, per la precisione. Ovvero nella sua sede originaria.
Il libro, soffermandosi quindi su un momento di grande rinnovamento per Siracusa, illustra le opere più significative del periodo. E lo fa attraverso saggi e schede critiche, con un’attenzione particolare agli aspetti iconografici e storici e non poche novità su fonti e documenti. Un testo che non può non partire da Michelangelo Merisi da Caravaggio, che approda a Siracusa nel 1608, e dal suo rapporto con l’amico dei tempi romani, Mario Minniti. Una sosta, quella di Caravaggio, che lascia una traccia indelebile e una prova magistrale del suo genio a Siracusa, Il seppellimento di Santa Lucia.
Ai due protagonisti del percorso, Caravaggio e Minniti, sono associati altri pittori attivi principalmente nel Siracusano, Daniele Monteleone e Giuseppe Reati. Per arrivare al messinese Agostino Scilla, che affrescò la Cappella del SS. Sacramento in Cattedrale, con un richiamo al suo maestro romano Andrea Sacchi.
“Non c’è dubbio che sono stati gli artisti, più o meno famosi e quindi la loro cultura, i loro valori, la loro ricerca del Trascendente, che hanno prodotto le opere qui considerate – scrive nella prefazione mons. Salvatore Marino, parroco della Cattedrale – ma la committenza che c’è dietro di loro ha valori religiosi e trascendenti, che ne impregnano la vita. E sono proprio questi valori cristiani che spingono ad agire e a fare richieste precise per opere, luoghi e contesti specifici”.
Nell’introduzione di Michele Cuppone l’obiettivo del libro in sintesi: “Naturalmente, nell’intenzione di offrire un itinerario di visita in qualche modo funzionale – relativamente breve, ma tale da cogliere gli aspetti più significativi – davanti a tanta magnificenza diffusa non si poteva che prevederne una selezione. Sono cinque le tappe, edifici religiosi e tutti in Ortigia. Con la peculiarità che, per la pala di Daniele Monteleone attualmente in deposito a Palazzo Bellomo, si fa riferimento – anche come auspicio per una futura riapertura – alla monumentale chiesa del Collegio dei Gesuiti, sua originaria ubicazione. Per ogni tappa, ci si concentra appunto su una pittura, secondo un comune modello descrittivo. Quest’ultimo, pone un’attenzione specifica su aspetti, non secondari benché generalmente poco trattati, come i soggetti e gli stemmi raffigurati. Non si può cogliere appieno il senso e la storia di un quadro, del resto, senza conoscere bene cosa raffiguri e chi ne è stato il committente”.
Leggere “Caravaggio a Siracusa” significa insomma conoscere, scoprire o perché no, riscoprire, le radici storico-artistiche di Siracusa e di un periodo, quale il Seicento, che ne fece modello di rinascita barocca”.











