Aggiornato al 08/08/2025 - 13:14
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“Sacrificio, coesione territoriale, sinergia per il bene comune”, a Siracusa il nuovo Prefetto Chiara Armenia

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Primo incontro con la stampa questa mattina per S.E. Chiara Armenia, nuovo Prefetto di Siracusa: “Stampa significa democrazia”

Quasi “catapultata” da Caltanissetta a Siracusa, con il trasferimento perfezionato in pochissimo tempo, S.E. Chiara Armenia ha già le idee chiare su come affrontare il suo nuovo incarico, grazie ad un obiettivo fisso: il perseguimento del “bene comune”.

“Bene comune significa servizio per la comunità, non esercizio di potere” chiarisce subito l’alto rappresentante del Governo a Siracusa, “un Prefetto, per come lo intendo io, deve completamente immedesimarsi con il territorio che rappresenta, in piena sinergia con tutti gli organi e gli enti che insistono nella provincia.”

Non solo parole quelle del Prefetto Armenia, visto che già nella giornata di ieri ha convocato sindaci, forze dell’ordine, vigili del fuoco, ASP e Arpa allo stesso tavolo per affrontare il primo e forse tra i più spinosi dossier ereditati, quello dell’inquinamento ambientale e nello specifico l’incendio Ecomac.

“L’obiettivo è duplice – spiega – da un lato migliorare e rendere più spedita la comunicazione di emergenza, dall’altra aumentare i controlli per prevenire eventi così gravi, con l’obiettivo di non avere più un caso Ecomac.”

“Sacrificio, rispetto delle regole, coesione istituzionale e sinergia tra enti e istituzioni: questi sono i principi su cui baserò la mia azione, sperando di essere all’altezza die miei predecessori, garantendo massimo impegno ma senza promettere miracoli”, ribadisce il nuovo Prefetto, citando sia Signer sia la cittadina onoraria di Siracusa Giusy Scaduto. “Cercheremo di evitare le polemiche, non perché non le accettiamo ma perché per raggiungere insieme un obiettivo è importante trovare il giusto mezzo, la via comune che unisce tutti: da soli si può camminare, forse anche correre, ma insieme si può volare.”

Un richiamo infine alla cittadinanza attiva, ossia alla necessità che in questo percorso “ciascuno di noi faccia la propria parte, anche piccola, per concorrere insieme al bene comune.”

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