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Sicilia, Legge sul Randagismo, Caruso: “Regole certe per affidi, adozioni e re-immissioni”

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Lo schema di decreto disciplina la gestione dei cani randagi in tutte le sue fasi, dal recupero all’affido, fino all’adozione o alla re-immissione sul territorio secondo criteri sanitari verificabili

La Regione ha completato il quadro attuativo della legge regionale sul randagismo con uno schema di decreto trasmesso oggi all’Assemblea regionale siciliana per il parere obbligatorio della VI Commissione. Il testo, predisposto dall’assessorato della Salute, disciplina in modo dettagliato la gestione dei cani randagi in tutte le sue fasi, dal recupero all’affido, fino all’adozione o, nei casi previsti, alla re-immissione sul territorio.

“Con questo provvedimento completiamo il quadro attuativo della legge regionale sul randagismo, rafforzando un modello fondato sulla responsabilità condivisa e sulla cura” ha dichiarato l’assessore della Salute, Marcello Caruso, sottolineando che l’obiettivo è garantire a tutti i livelli una gestione efficace del fenomeno nel rispetto del benessere degli animali, riconosciuti come esseri senzienti e destinatari di adeguate condizioni di tutela e qualità della vita.

Nel testo presentato all’Ars l’affido viene concepito come misura temporanea, convertibile in adozione dopo novanta giorni, con un iter semplificato e un aggiornamento puntuale della situazione anagrafica nelle banche dati. La re-immissione sul territorio resta invece consentita solo dopo una valutazione sanitaria condotta secondo criteri scientifici oggettivi e verificabili, in applicazione del principio di valutazione del rischio.

Il decreto introduce inoltre un sistema coordinato di competenze tra Comuni, Asp, Città metropolitane, Liberi consorzi comunali, Corpo forestale, Garante dei diritti degli animali e associazioni animaliste, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra i diversi livelli istituzionali coinvolti nella gestione del fenomeno.

Per garantire trasparenza ed efficacia amministrativa, il provvedimento istituisce infine l’obbligo per i Comuni di presentare, entro il 31 gennaio di ogni anno, una rendicontazione delle attività svolte all’Asp competente e al Garante regionale, così da consentire un monitoraggio costante del fenomeno e l’adozione di eventuali interventi correttivi.

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