gazzè fabi siracusapress

Il vento d’estate “esistenziale” di Max e Niccolò

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[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”di Toi Bianca”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/ELv1ABkLdxc”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Nel ’98 è stata la hit dell’estate. Erano anni in cui anche i tormentoni estivi (che, giustamente, non sono mai stati pezzi impegnati di Cohen o di Serrat o di Joni Mitchell) avevano a volte una loro dignità musicale nel comprensibile disimpegno vacanziero (penso a “Un’estate al mare di Giuni Russo o alla stessa “Ti amo” di Tozzi) e questa song mi piaceva assai.

Perché racconta l’estate come un tempo esistenziale e apatico, come il tempo dell’incertezza su se stessi e su gli altri, il tempo in cui si entra ma non si sa quando e come si esce.

Quel “non mi aspettate forse mi perdo”, che alla fine diventa “non mi aspettare mi sono perso”, e quel bellissimo e inquieto e innamorato e forse disperato “ho pensato al suono del suo nome, a come cambia in base alle persone”, che racconta di un amore “lasciato scappar via”.

Il video enfatizza questo senso di spaesamento e d’incertezza dentro un’Italia da cartolina percorsa su un non credibile tandem da Gazzè e Fabi, pure loro spaesati e bravissimi.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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