[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/pYkyTZ_2wR8″][vc_column_text]Mentre scorrono le maratone elettorali in tv sembra d’essere tornati al passato, al ’96, quando l’uomo grigio Prodi vinse sull’uomo scintillante Berlusconi. E vinse sulle note della “Canzone Popolare” E quindi la song di oggi non può che essere quella di Ivano Fossati per cantare la vittoria del centrosinistra o forse la stagione degli uomini in grigio.
Perché a ben vedere questa sinistra senza carisma, che non scalda il cuore e non infiamma, ha forse intercettato il desiderio, una voglia di grigio, di normalità, di pacatezza, di serietà che attraversa l’Italia.
Abbiamo Mattarella, presidente grigio e amatissimo. Abbiamo Draghi, premier in grisaglia al top del consenso nei sondaggi. Ora abbiamo anche il PD di Letta, grigio, ragionevole, sensato, prevedibile, responsabile che vince le amministrative.
Forse l’Italia è stanca di guitti, di mattatori, di primedonne, forse è stanca della dialettica rombante dei Grillo, dei Renzi, dei Salvini. Forse è cambiato il vento e gli italiani, passata la sbandata populista, si chiedono:
“Sono io oppure sei tu, che hanno mandato più lontano
Per poi giocargli il ritorno sempre all’ultima mano
E sono io oppure sei tu, chi ha sbagliato più forte”
E dopo aver sbagliato più forte, dopo aver smaltito le sbornie demagogiche, nel pomeriggio in cui crollano Facebook. Uazzap e Istagram, regni dei like e degli haters, forse abbiamo capito che ci piaceva il grigio con le sue incertezze e le sue contraddizioni.
“E prendiamola fra le braccia questa vita danzante
Questi pezzi di amore caro, quest’esistenza tremante
Che sono io e che sei anche tu, che sono io e che sei anche tu
Alzati che sta passando la canzone popolare
Se c’è qualcosa da dire ancora ce lo dirà”
Grandissima song questa, anche a prescindere dalla politica perché non fu scritta per la politica ma poi, come tutte le poesie, prese la sua strada e parlò alla gente.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











