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L’inno nazionale by Enzo Jannacci: “Quelli che…”

Non credo esistano song italiane il cui testo è diventato un giacimento di modi di dire popolari più di “Quelli che” di Enzo Jannacci. 

Questa canzone è una delle più belle, vere, intelligenti fotografie dell’Italia e degli italiani ed è di una sconvolgente contemporaneità anche se è stata scritta nel 1975. 

Potrebbe essere il primo rap se non fosse un fiore eccezionale e fuori da tutti gli schemi.

Che dire? Vale la pena riascoltarla anche solo per trovare le cose che ripetiamo ogni giorno e che le aveva dette lui oltre 45 anni fa.

Quelli che Mussolini è dentro di noi, oh yeh!

Quelli che votano scheda bianca per non sporcare, oh yeh!

Quelli che non ci risultano, oh yeh no yeh!

Quelli che credono che Gesù Bambino sia Babbo Natale da giovane, oh yeh!

Quelli che fanno l’amore in piedi convinti di essere in un pied-à-terre, oh yeh!

Quelli che con una bella dormita passa tutto, anche il cancro, oh yeh!

Quelli che non vogliono tornare dalla Russia e continuano a fingersi dispersi, oh yeh!

Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yeh!

Quelli che ti spiegano le tue idee senza fartele capire, oh yeh!

Quelli che quando perde l’Inter o il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli, oh yeh!

Quelli che dicono che i soldi non sono tutto nella vita, oh yeh!

Quelli che per principio non per i soldi, oh yeh oh yeh!

Quelli che l’ha detto il telegiornale, oh yeh!

Quelli che aspettano la fidanzata per darsi un contegno, oh yeh!

Quelli che tirano la prima pietra, ma che anche la seconda e la terza e la quarta e dopô? E dopô se sa no…

Quelli… quelli di Roma.

Quelli lì…

Siamo noi quelli lì. Lo eravamo e lo saremo. Iannacci ci ha dipinti con ferocia e compassione, con sarcasmo e tanto amore. Grazie Enzo.

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