La società replica alle polemiche sulla mancata adesione agli strumenti finanziari nazionali. “Costituita dopo le scadenze previste dai programmi”
Aretusacque S.p.A. chiarisce la propria posizione in merito alle polemiche sulla mancata partecipazione ai bandi per gli investimenti infrastrutturali nel settore idrico, precisando che la società “non poteva partecipare” agli avvisi in quanto priva dei requisiti richiesti.
In una nota del presidente del Consiglio di sorveglianza, il dott. Giuseppe Assenza, viene spiegato che, a seguito di verifiche tecniche e amministrative interne, è emerso come la società non fosse nelle condizioni previste dall’Avviso per accedere allo Strumento finanziario nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (SFNIISSI).
Secondo quanto riportato, l’accesso ai fondi – destinati al miglioramento delle reti idriche urbane – era subordinato all’inclusione dei progetti nel perimetro del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (PNIISSI) o in altri elenchi già individuati dalla normativa.
“Aretusacque S.p.A. non dispone di interventi o progetti già ammessi – si legge nella nota – atteso che il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (PNIISSI) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 dicembre 2024, data in cui la società non risultava ancora costituita”.
La società ricorda inoltre che la presentazione delle proposte di inserimento nel PNIISSI e degli interventi previsti dall’Allegato IV del D.L. 77/2021 risale al 21 giugno 2023.
“È di lapalissiana intuizione – prosegue la nota – che la mancata partecipazione di Aretusacque S.p.A. allo strumento finanziario nazionale è derivata da oggettiva impossibilità a partecipare, essendo la costituzione della società avvenuta successivamente alla scadenza del 21 giugno 2023, e non da scelte discrezionali degli organi sociali”.
Nel chiarimento viene inoltre sottolineato che ai bandi potevano partecipare tutti i Comuni, in quanto titolari delle concessioni di derivazioni idriche.
La nota interviene anche sulle recenti graduatorie dei bandi regionali, nelle quali è risultato escluso il Comune di Avola. Secondo quanto riferito, tre progetti per circa 4 milioni di euro sarebbero stati ritenuti inammissibili per documentazione incompleta e mancanza degli allegati richiesti.
Diversa la posizione di altri enti locali del territorio, tra cui Melilli, Sortino, Ferla, Lentini e Noto, che negli ultimi anni avrebbero ottenuto finanziamenti per oltre 10 milioni di euro anche “grazie alla collaborazione istituzionale con l’ATI”, con progetti valutati positivamente.
Sulle criticità emerse nella progettazione, il presidente del Consiglio di sorveglianza auspica ora che il Comune di Avola “possa individuare i responsabili, comunicarne i nominativi e adottare i conseguenti provvedimenti”.
La nota si chiude con un passaggio dal tono politico-istituzionale più ampio, in cui si richiama il ruolo degli attori nazionali: “Compito primario di un deputato nazionale dovrebbe essere quello non di intervenire a bando scaduto, ma di informare e sollecitare per tempo gli enti locali interessati, fungendo da pungolo istituzionale”.
Da qui, la conclusione: “Risulta infondato, arbitrario e fuori luogo ogni eventuale accusa di omessa sorveglianza nei confronti dello scrivente Comitato”.











