Sabato 3 ottobre torna l’appuntamento promosso dall’Associazione Dimore Storiche Italiane
Un viaggio affascinante nei luoghi in cui la memoria documentale diventa testimonianza viva della storia e dell’identità nazionale. Sabato 3 ottobre 2026 torna in tutta Italia la quinta edizione di “Carte in Dimora. Archivi e Biblioteche: storie tra passato e futuro”, la prestigiosa iniziativa promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI) che prevede l’apertura gratuita al pubblico di archivi e biblioteche private di straordinario valore.
A Siracusa, i riflettori di questa edizione si accendono su una delle realtà più evocative del patrimonio culturale e produttivo della Sicilia orientale: il Solacium – Cantine Pupillo, situato nella storica Contrada Targia. Un luogo simbolo in cui l’architettura d’epoca, la memoria familiare e la secolare tradizione agricola si intrecciano, offrendo ai visitatori la possibilità di immergersi tra carteggi, mappe d’epoca, documenti storici e testimonianze che raccontano l’evoluzione sociale ed economica del territorio aretuseo.
L’evento, promosso con il patrocinio del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo, della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco e dell’ANCI, si inserisce in una più ampia sinergia con la Domenica di Carta, la manifestazione nazionale che il 4 ottobre vedrà l’apertura straordinaria degli Archivi di Stato e delle Biblioteche pubbliche.
«Nelle dimore storiche, gli archivi e le biblioteche rappresentano una straordinaria forma di eredità viva», ha evidenziato Maria Pace Odescalchi, Presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane. «Non raccontano soltanto ciò che siamo stati, ma ci aiutano a comprendere come si sono sviluppate le realtà territoriali, sociali ed economiche del Paese. Rendere accessibile questo patrimonio significa mettere a disposizione della collettività conoscenze che continuano a generare valore culturale, sociale ed economico».
L’apertura straordinaria del Solacium a Siracusa conferma la rilevanza delle dimore storiche come vere e proprie infrastrutture culturali diffuse, radicate nei contesti locali e capaci di trasformare la valorizzazione degli archivi privati in una risorsa fondamentale per le generazioni future.










